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ENERGIA/ Troppi soldi al fotovoltaico? Falsità di chi non vuole il rinnovabile

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In questi ultimi anni il successo del fotovoltaico in Italia è stato straordinario, considerando anche il contesto economico generale nel quale si è sviluppato: 14 MW installati nel 2006, 90 MW nel 2007, 340 nel 2008, 711 nel 2009. Una crescita impetuosa, per un giro d’affari che lo scorso anno è stato di 2,34 miliardi di euro con un incremento del 28% rispetto all’anno precedente. E oltre 20.000 nuovi posti di lavoro nati negli ultimi anni.

Il decollo di questo mercato è stato favorito dal Conto Energia che premia la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici concedendo al proprietario dell’impianto un “bonus” per ogni kWh prodotto: le cosiddette “tariffe incentivanti”, necessarie per assicurare che chi investe nel fotovoltaico abbia un tempo di ritorno ragionevole, di 6-7 anni per le regioni del Sud Italia e di 8-9 per quelle del Nord.  Lo scorso luglio la Conferenza Stato Regioni ha approvato il testo del nuovo Conto Energia che diventerà operativo dal prossimo anno in sostituzione di quello attuale che ha esaurito il tetto di MW incentivabili. Con questo provvedimento si conferma per altri tre anni il sostegno al fotovoltaico, pur con un intervento che ridimensiona (giustamente) le tariffe incentivanti rispetto al passato.

Nei mesi scorsi si è scatenato un confronto aspro sull’opportunità o meno di sostenere il fotovoltaico con tariffe “feed in” che in qualche modo attingono alle bollette energetiche che paghiamo tutti. Molte critiche sono state sollevate contro il Conto Energia, ma in molti casi con motivazioni talmente pretestuose dal rivelare in filigrana il semplice interesse a deviare su altri tipi di energie (meno pulite) le risorse destinate.

In realtà il sostegno alle rinnovabili - e al fotovoltaico in particolare - si situa all’interno di una strada obbligata che prende le mosse dalla ben nota direttiva europea 20-20-20 che impone al nostro Paese il raggiungimento del 17% di consumi di energia elettrica coperto dalle fonti rinnovabili. Significa dover arrivare a una produzione lorda di 105mila GWh. Nel 2005 in Italia le rinnovabili arrivavano a 56mila GWh, coperte in gran parte dall’idroelettrico dal quale però non ci si può aspettare ulteriori aumenti. Per questo motivo il Governo italiano ha deciso di puntare sulle rinnovabili emergenti come solare, eolico, geotermico, e biomasse, che hanno davanti a sé ampi margini di crescita.



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COMMENTI
04/01/2011 - Abbiamo considerato tutto? (Vulzio Abramo Prati)

Sono d'accordo che si debba utilizzare il fotovoltaico ovunque possibile e ben vengano gli incentivi, ma se servono 105 mila GWh dal rinnovabile e di questi 56 mila vengono dagli impianti idroelettrici, ne restano 49 mila tra eolico biomasse ecc... quanto dobbiamo produrne con il fotovoltaico? Servono circa 7 metri quadri per produrre 1kWh, basta fare una divisione e si capisce che una volta coperti tutti i tetti, i parcheggi e le aree possibili, escluse piazze, monumenti e terreni agricoli produttivi, che è meglio mantenere tali, siamo ancora lontani dagli obiettivi fissati. Un interessante esperimento lo stanno facendo nel Sahara ma lì c'è molto spazio e molto sole, da noi la situazione è un po' più complessa! E poi tra 10 o 15 anni quando migliorerà la tecnologia e si inizieranno a sostituire gli attuali impianti saremo pronti a sostenere uno smaltimento di questa portata considerando che smaltire il fotovoltaico non è banale o rovineremo ancora di più l'ambiente? Penso che certi passi, per quanto corretti vadano pianificati bene e come diceva un personaggio manzoniano: "avanti con giudizio!"

 
04/01/2011 - I terreni però non sono rinnovabili... (Giacomo Ugolini)

Tutto giusto quello che viene riportato nell'articolo, anche se in realtà la questione dell'energia distribuita non è così pacifica e serena, perchè nei luoghi dove si ha più bisogno di energia (città, zone industriali) non ho abbastanza superficie disponibile per produrre buona parte dell'energia necessaria; tetti e parcheggi ricoperti me ne possono fornire solo una piccola parte (proprio perchè il fotovoltaico è una fonte energetica dispersa, non concentrata, e ha bisogno di grandi superfici, mentre le città e le industrie consumano una gran quantità di energia in piccole superfici). Il quantitativo più grande di energia proveniente dal fotovoltaico proviene inevitabilmente da ettari di terreno riempito di pannelli. Qui sta la nota dolente; io dal mio piccolo punto di vista sto notando sempre più campi della nostra fertile pianura padana trasformati in impianti fotovoltaici, e questa scelta da parte di molti agricoltori è più che comprensibile vista la bassa remunerazione che proviene dalle tradizionali coltivazioni. Ma io mi chiedo: è un utilizzo razionale delle risorse che abbiamo utilizzare porzioni di prezioso territorio (in Italia ne abbiamo poco) per produrre così poca energia per m^2 (perchè andatevi a vedere quanti ettari ci vogliono per produrre 1 MW di energia col fotovoltaico)? Gli incentivi erano stati concepiti perchè gli agricoltori riempissero l'Italia di pannelli a scapito della campagna o qualcosa non ha funzionato?