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SCOPERTA/ Nei calamari il segreto dei transistor del futuro

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La novità sta proprio nel fatto che il “portatore di informazioni” sarà lo stesso già utilizzato da madre natura: il flusso di protoni. Fino a oggi, infatti, il problema fondamentale è sempre stato quello dell’interfaccia, cioè quale sia la modalità per fare parlare i due “mondi”. Le possibilità che ora si schiudono sembrano realmente infinite, ma soprattutto di un’altra qualità rispetto a quanto visto finora, come conferma Rolandi in un articolo su Nature Communications firmato da lui e dai suoi collaboratori: «C’è sempre questo problema, una sfida, a livello di interfaccia: come fa un segnale elettronico a tradursi in un segnale ionico, o viceversa? […] Abbiamo trovato un biomateriale che è molto efficiente nel condurre protoni, e permette di interfacciarsi con i sistemi viventi».

Ma come funziona questo composto? Il chitosano assorbe l’acqua e forma legami a idrogeno, cioè come quelli che si creano fra molecola e molecola nell’acqua; in questa situazione molti protoni sono in grado di saltare da un legame idrogeno a quello successivo, “percorrendo” il materiale, come fanno gli elettroni nei conduttori.

Il transistor realizzato dal gruppo di Rolandi è microscopico, avendo dimensioni di circa 5 micron, cioè un ventesimo della larghezza di un capello umano. «Nel nostro dispositivo grandi molecole ispirate alle strutture biologiche possono condurre protoni, e una corrente di protoni può essere accesa e spenta, in un modo che è del tutto analogo a una corrente elettronica di qualsiasi altro transistor a effetto di campo», commenta Rolandi, che prosegue: «ora abbiamo un parallelo protonico dei circuiti elettronici che dobbiamo iniziare a comprendere a fondo».

Il piccolo circuito infatti deve essere ancora reso del tutto compatibile con gli organismi viventi: quando questo sarà fatto si potrà testare e adattare agli usi più vari, dal monitorare al coadiuvare le funzioni vitali degli esseri viventi. E chissà che questo non possa essere un domani un ingrediente importante nella realizzazione di una nuova “specie” di robot...

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