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MEDICINA/ Il freddo limiterà i danni della fibrosi cistica?

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La scoperta pubblicata sull’American Journal of Physiology offre in questo senso uno spunto interessante: in laboratorio i ricercatori hanno visto che è sufficiente una bassa temperatura, circa 27° centigradi, per ripristinare in modo significativo l’attività di CFTR in cellule prelevate da pazienti con fibrosi cistica che hanno la mutazione deltaF508. In effetti, l’effetto della bassa temperatura sulla proteina mutata era già conosciuto e pubblicato in studi precedenti. Tuttavia, Galietta e il suo team si sono resi conto che la bassa temperatura lascia anche una sorta di “traccia genetica”, in quanto influenza in modo molto preciso l’attività di particolari geni. Studiando meglio questo effetto i ricercatori contano di poter affinare al meglio la caccia al farmaco.

Ma quella alla fibrosi cistica è una lotta su più fronti: nel 2008, infatti, Galietta e il suo gruppo hanno descritto su Science una proteina, chiamata TMEM16A, che può fare parzialmente le veci di CFTR: studiandone la struttura e la regolazione i ricercatori si propongono di sviluppare dei farmaci attivatori. «È importante battere tutte le strade possibili. La malattia è così eterogenea, in termini di difetto genetico e di decorso clinico, che è impensabile pensare a un unico approccio terapeutico valido per tutti: meglio avere più carte da giocare» conclude Galietta.



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