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SINDONE/ Al via la scuola sul più eloquente "testimone muto"

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Benedetto XVI in adorazione dinanzi alla Sindone (Foto Ansa)  Benedetto XVI in adorazione dinanzi alla Sindone (Foto Ansa)
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Si rivolge sia a ecclesiastici che a laici, sia a professori e ricercatori che a giornalisti e comunicatori, sia a insegnanti di religione e agenti di pastorale che a catechisti, e in genere a coloro che vogliono approfondire, con un approccio interdisciplinare, il vasto e ricco ambito degli studi sindonici. Il corso ha la durata di un anno ed è diviso in due semestri. Oltre i quattro corsi principali, cioè la scienza e la teologia di fronte alla Sindone, storia della Sindone, la teologia e la spiritualità della Sindone, la ricerca scientifica sulla Sindone, si offre una serie di conferenze di esperti di sindonologia su argomenti più specifici. Da quest’anno è possibile anche seguire l’intero corso a distanza via internet, attraverso un link che sarà fornito ogni settimana agli studenti iscritti in questa modalità.

 

Gli studi sindonici sono tipicamente interdisciplinari: cosa vuol dire più precisamente interdisciplinarità nel caso della Sindone?

 

La Sindone per sua stessa natura si presta a un’indagine interdisciplinare, in quanto oggetto di studio di numerose scienze. L’esegesi biblica, la pastorale e la spiritualità, la storia, l’arte, l’archeologia, la medicina, la fisica, la chimica, l’informatica, la biologia, la botanica, ecc. sono “provocate” dalla complessità del telo sindonico. Le ricerche sono vastissime e il nostro intento è quello di proporre un percorso di studi che risponda, scientificamente, a questa “provocazione all’intelligenza”, secondo la ben nota espressione di Giovanni Paolo II in occasione dell’ostensione del 1998.

 

Il Papa ha parlato della Sindone come di “un’icona scritta col sangue”: come si riflette questa idea nell’impostazione del corso?

 

Questa domanda mi permette di “scendere in campo”, per così dire. Su queste parole del Papa sono state fatte diverse letture. Da una parte si è sottolineato che il Papa parla di “icona” e non di “reliquia”. Alcuni vedono in questo una messa in dubbio della sua autenticità. Ma lo stesso Papa, in un documento successivo, non ha avuto problemi a riferirsi alla Sindone come reliquia. Mi riferisco al secondo volume del suo libro Gesù di Nazaret, a pagina 254 dell’edizione italiana. Si obietterà che non intendeva fare un uso “tecnico” della parola “reliquia” in questo testo, ma lo stesso si potrebbe dire riguardo all’uso di “icona” nell’omelia a Torino nella sua visita dell’anno scorso. Infatti, la parola “icona” vuol dire precisamente “immagine”, e non di per sé “dipinto”. Si sa infatti che la Sindone non è un dipinto. Almeno così hanno stabilito gli scienziati che hanno lavorato direttamente sulla Sindone negli studi del 1978 con le più moderne tecnologie allora a disposizione. È chiaro, d’altra parte, il fatto che oltre le macchie di sangue, evidentissime sul telo sindonico, c’è proprio un’immagine, la cui origine non si è ancora in grado di spiegare, malgrado le diverse ipotesi proposte fino adesso.

 

L’analisi scientifica, come può essere rispettosa della natura singolare dell’ “oggetto Sindone” e non ridurne il messaggio entro la freddezza asettica dei dati quantitativi?



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