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STAMINALI/ Cosa c'entra Greenpeace con la tutela dei valori non negoziabili?

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La Corte precisa poi che l’esclusione dalla brevettabilità dell’utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali, riguarda anche l’utilizzazione a fini di ricerca scientifica, mentre “solo l’utilizzazione per finalità terapeutiche o diagnostiche, che si applichi all’embrione umano e sia utile a quest’ultimo, può essere oggetto di un brevetto”.

Infine, la Corte rileva che il prelievo di una cellula staminale su un embrione umano, in qualunque stadio si trovi, comporta la distruzione dell’embrione. Ne consegue che un’invenzione deve essere esclusa dalla brevettabilità, anche se le rivendicazioni del brevetto non vertono sull’utilizzazione di embrioni umani, ove l’attuazione dell’invenzione “richieda la previa distruzione di embrioni umani o la loro utilizzazione come materiale di partenza, indipendentemente dallo stadio in cui esse hanno luogo”.

La sentenza della Corte non ha effetti diretti in Italia, ove vige la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, che vieta espressamente qualsiasi sperimentazione sugli embrioni, anche a fini di ricerca, escluse le finalità terapeutiche e diagnostiche volte alla tutela della salute dello stesso embrione. Ha però indubbi riflessi a livello europeo, in quanto – come spiega la stessa sentenza – la nozione di embrione non può essere oggetto di un rinvio ai singoli diritti nazionali, essendo necessaria “una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che deve essere interpretata in modo uniforme sul territorio di quest’ultima“.

Ma ciò che più mi colpisce di tutta questa vicenda, è la strana accoppiata Greenpeace – e comunque verdi europei – e la tutela dei valori non negoziabili.

Che non è poi tanto strana, come accoppiata. Soprattutto se si tiene presente il comun denominatore costituito dall’ordinamento tedesco.

Ancora fresche solo le parole del papa pronunciate al Bundestag, nel recente viaggio in Germania, sulla necessità di una nuova “ecologia dell’uomo”: “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non né soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.



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