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ENERGIA/ Dagli scarti agro-zootecnici al pulitissimo bioidrogeno

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L’obbiettivo principale di Agriden era di dimostrare la fattibilità tecnica anche fuori dalle condizioni di laboratorio della produzione di idrogeno per via biologica. Il processo di fermentazione a doppio stadio ha permesso di produrre idrogeno - il combustibile più pulito che si conosca - a partire da biomasse di scarto di origine agricola e agroindustriale che, potenzialmente, costituiscono un fattore di impatto ambientale. Grazie a una lunga fase di studio in laboratorio, i parametri di processo, i substrati organici usati, le tecnologie utilizzate e l’architettura impiantistica sono state ottimizzate, facendo confluire le conoscenze acquisite nella realizzazione di un prototipo a scala pilota, installato nell’azienda agricola sperimentale dell’Università di Milano.

 

E che risultati ha portato?

 

I risultati della sperimentazione hanno mostrato produzioni significative di bioidrogeno (una quantità giornaliera pari a circa tre volte il volume del primo stadio del reattore sperimentale) a partire da una miscela di reflui di allevamento e scarti ortofrutticoli. Ma il risultato più notevole ottenuto in Agriden, accanto al pregio intrinseco dell’idrogeno rinnovabile prodotto, è probabilmente un aumento di circa il 20-25% dell’energia complessivamente prodotta nei due stadi (idrogeno+metano), rispetto a quella generata, a parità di condizioni operative, dalla classica digestione anaerobica a singolo stadio.

 

Come si possono stimare le potenzialità del settore agricolo per la produzione del bioidrogeno?

 

Nell’ambito del progetto è stata effettuata una stima indicativa della potenziale produzione di bioidrogeno a partire dalla mappatura delle disponibilità delle biomasse prese in considerazione, definendo alcuni scenari di fattibilità di conferimento. Si tratta di stime piuttosto prudenziali perché, se nel caso degli effluenti zootecnici i dati di disponibilità sono piuttosto accurati e dettagliati, nel caso degli scarti ortofrutticoli le stime si fanno molto approssimate e definirne con certezza la disponibilità diviene più complicato, specie nel caso dell’agroindustria. Comunque, anche con questi scenari conservativi, si può affermare che il settore agricolo, pur senza stravolgere il suo naturale ruolo di produzione primaria, ha le potenzialità per contribuire - soprattutto nelle aree settentrionali del Paese - alla generazione su scala reale delle prime significative quote di idrogeno rinnovabile.

 

Il funzionamento dell’impianto pilota quali indicazioni sta dando?



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