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NOBEL 2011/ Medicina: così il nostro organismo respinge gli "invasori"

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Un laboratorio di ricerca  Un laboratorio di ricerca
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Questo sistema immunitario innato si riconnette a quello adattativo, dove le cellule dendritiche introitano i patogeni, li smontano e li indirizzano verso le stazioni linfatiche dove c’è un continuo passaggio dei linfociti, ciascuno dotato di un recettore diverso con possibilità di leggere un gran numero di molecole diverse e di riconoscere l’antigene interessato. 

A questo punto le cellule dell’immunità adattativa sono in grado di attivarsi e replicarsi, diventando la memoria immunologica capace di attivarsi rapidamente anche al secondo arrivo dell’antigene. È questo il motivo per cui noi che abbiamo fatto il morbillo da piccoli non lo facciamo più.

 

Qual è sta l’importanza delle cellule dendritiche scoperte di Steinman?

 

Le cellule dendritiche sono così chiamate per la loro particolare forma “ramificata”, organizzata  secondo una particolare geometria che consente loro di avere la massima possibilità di penetrazione e assorbimento. La loro importanza è che rappresentano una sorta di ponte che permette il passaggio dalla prima linea di difesa, che non ha memoria e quindi deve ogni volta ripartire dall’inizio, verso la seconda, quella adattativa: sono loro che permettono che si metta in movimento l’immunità adattativa.

L’immunità adattativa è stata la prima studiata ed è quella che ha permesso più facilmente delle applicazioni terapeutiche. Dell’immunità innata si conoscevano le cellule classiche ma non era chiaro il meccanismo che le metteva in moto. Poi, dopo la scoperta delle cellule dendritiche si è capito meglio tutto il sistema immunitario, che è stato ristudiato e conosciuto in modo più profondo.

 

Lei ha accennato alle applicazioni; cosa si può dire in proposito?



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