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NOBEL 2011/ Medicina: così il nostro organismo respinge gli "invasori"

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Un laboratorio di ricerca  Un laboratorio di ricerca

Morire a tre giorni dalla vittoria del premio Nobel: è ciò che è accaduto, secondo le vie di un disegno misterioso, al sessantottenne biochimico Ralph M. Steinman, al quale quello stesso disegno aveva dato di prolungare l’esistenza terrena, gravata da un tumore al pancreas, proprio in virtù della sua stessa scoperta. Era stato lui nel 1973 a scoprire un nuovo tipo di cellule, le cellule dendritiche e a ipotizzare e il loro ruolo nell'immunità adattativa. Per questa scoperta ora gli è stato conferito il massimo riconoscimento, che però non potrà andare a ritirare il prossimo dicembre a Stoccolma. 
Ci saranno invece gli altri due vincitori del Nobel per la medicina e la fisiologia: il lussemburghese Jules Hoffmann e l'americano Bruce Beutler “per le loro scoperte sui meccanismi di attivazione dell'immunità innata”. Il primo studiando i meccanismi di difesa nel moscerino della frutta, aveva capito che alcuni particolari mutanti morivano in quanto non riuscivano a sviluppare una adeguata difesa immunitaria. Il secondo ha dimostrato che mammiferi e moscerini della frutta utilizzano molecole simili per attivare l'immunità innata.
Sono state tre tappe fondamentali per la conoscenza del nostro sistema immunitario, cioè di quell’insieme di sofisticati meccanismi che difendono il nostro corpo dall’assalto di “invasori esterni” potenzialmente ostili, come virus, batteri o altre sostanze nocive che potrebbero danneggiare l’organismo anche in modo permanente.
Ne abbiamo parlato con Maria Grazia Sabbadini, Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università Vita e Salute San Raffaele e Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Generale a indirizzo Immunologia, Reumatologia e Allergologia dell’Istituto Scientifico H S. Raffaele di Milano.

 

Anzitutto, può spiegare cosa si intende per immunità innata?

 

L’immunità innata è la più antica nella storia evolutiva e si compone di una serie di cellule come i monociti, i macrofagi e anche le cellule dendritiche, che sono dotate di recettori che riconoscono certi gruppi di molecole presenti negli agenti patogeni ma non all’interno del proprio organismo. Quindi costituiscono il primo gruppo di barriere che riconoscono la presenza di cellule estranee e di conseguenza lanciano all’organismo un segnale di allarme, di pericolo, che determina l’attivazione di una serie di difese immunitarie. 

Hanno la caratteristica di essere immediate, di non confondere tra molecole esterne e interne: tuttavia non hanno la capacità di autoreplicarsi in tempi rapidi per poter mantenere nel tempo le loro capacità, mentre i batteri si moltiplicano in tempi rapidissimi.

 

Invece l’immunità adattativa?



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