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NOBEL 2011/ Fisica: l’universo accelera e nel 2018 EUCLID andrà a controllare

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Fonte: Ansa  Fonte: Ansa

Il 4 ottobre 2011 sarà ricordato come un giorno importante per la cosmologia. Quasi per un incrocio astrale (è il caso di dirlo!) due eventi di grande rilevanza si sono dati appuntamento: la decisione dell’Agenzia Spaziale Europea di approvare la missione EUCLID e l’attribuzione del Premio Nobel per la fisica a Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam G. Riess. Che cos’hanno in comune questi due eventi? Nientemeno che l’accelerazione dell’universo.

Nella sua versione moderna la cosmologia è una scienza giovane. Incomincia alla fine degli anni 1920 quando ci si accorse che lo spazio su larga scala non è statico, ma si dilata nel tempo. La scoperta è legata al nome di Edwin Hubble, che pubblicò i suoi risultati nel 1929, ma in realtà già nel 1927 George Lemaitre sulla base di dati raccolti da altri astronomi aveva pubblicato per primo la corretta interpretazione di quei risultati. Il messaggio, in breve, era che l’universo nel suo insieme è in espansione. Lemaitre e Hubble arrivarono a questa conclusione misurando la distanza e la velocità di una quarantina di galassie, le uniche accessibili ai telescopi di allora: più le galassie sono distanti tra di loro più si allontanano velocemente. Proprio come dei pois si allontanano tra loro su un piano che si dilata o sulla superficie di un palloncino che si gonfia.

Le equazioni della relatività generale di Einstein offrivano una naturalissima interpretazione teorica di quella osservazione, ma Einstein era alquanto perplesso da tutto ciò: per ragioni filosofiche infatti egli rifiutava l’idea di un universo in espansione, lo voleva a tutti i costi statico e immutabile. Tanto che introdusse nelle sue equazioni un termine, a cui diede il nome di “costante cosmologica”,  compatibile con la sua teoria, il quale funzionava come una sorta di anti-gravità: aggiustando ad arte il suo valore otteneva l’effetto di “tenere fermo”lo spazio evitando così l’espansione. Ma presto i dati sperimentali di Hubble e dei suoi successori non lasciarono dubbi: l’universo non ne vuol sapere di rimanere bloccato. Più tardi Einstein disse che la sua invenzione della costante cosmologica “fu il più grande svarione” della sua vita.

Ma un genio finisce per dire cose interessanti anche quando sbaglia. Sta di fatto che 70 anni dopo, proprio grazie alla scoperta di Perlmutter, Schmidt e Riess, annunciata alla fine degli anni ’90, la costante cosmologica è ritornata di moda. Già da tempo i cosmologi cercavano di misurare espansione in epoche cosmiche sempre più remote per verificarne l’evoluzione temporale. L’idea era molto semplice: osservare il tasso di espansione per galassie lontane (il che equivale a sondare indietro nel passato in quanto la luce impiega molto tempo per arrivare a noi) e confrontarlo con l’espansione nell’universo vicino, cioè nel presente.



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COMMENTI
05/10/2011 - Ottimo... (Marco Castellani)

Ottima e certamente fondata, la scelta di EUCLID e SOLAR ORBITER da parte di ESA... anche se dal punto di vista di chi, come il sottoscritto, lavorava in PLATO, la missione per ora rimasta "al palo", la cosa forse lascia qualche dispiacere. Nel settore affascinante dei pianeti extrasolari - comunque un settore in grande fermento nell'ambito della ricerca astronomica - PLATO avrebbe potuto sicuramente dare un grosso contributo. Tra le due missioni approvate, personalmente guardo con maggiore curiosità ad EUCLID che , a mio avviso, ha davanti la prospettiva di fare scoperte veramente eccitanti nell'ambito della cosmologia. Che altro aggiungere, se non che - a questo punto - non vedo l'ora che venga fatta partire! Un saluto, Marco Castellani INAF - Osservatorio Astronomico di Roma