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CLIMA/ La "visione" nerofumo di Hippo nell’atmosfera terrestre

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Le particelle di nerofumo (Bc), osservate con Hippo, possono essere considerate, in prima approssimazione, come un inquinante primario emesso direttamente durante l’incompleta combustione di combustibili fossili e carburanti: si stima un’emissione di circa 5,7 Tg/anno di particelle Bc dovute alla combustione delle biomasse e 6,6 Tg/anno dovute alla combustione dei combustibili fossili (Tg sta per Teragrammo, cioè un miliardo di chili). Tali particelle rappresentano una delle maggiori forzanti del clima, con una stima corrente di circa 0,4 W/m2 (confrontabile con quella del metano).

In atmosfera si trovano anche particelle carboniose, ma di origine organica (Oc, Organic Carbon) sia prodotte direttamente, sia formate attraverso processi di adsorbimento di composti organici. Il loro comportamento ottico è molto diverso da quello delle particelle di Bc e risulta pertanto molto importante distinguere le diverse tipologie di particelle carboniose (che spesso per processi di trasformazioni chimico-fisiche risultano interconnesse).

Lo strumento per gli aerosol, utilizzato nelle missioni Hippo, è in grado di evidenziare le particelle di Bc dal pulviscolo atmosferico e pertanto di fornire maggiori dettagli conoscitivi di base che potranno migliorare le parametrizzazioni utilizzate nei modelli climatici. Infatti, una significativa presenza di tali particelle nell’alta atmosfera e su scala globale potrebbe determinare una diversa stima degli effetti, sia diretti che indiretti, dell’aerosol sul clima terrestre rispetto a quanto ritenuto finora.

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