BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

AMBIENTE/ Kyoto chiama Montreal… ma Pechino non ci sta

Pubblicazione:

L'atmosfera terrestre  L'atmosfera terrestre

È vero che il “buco” finora non accenna a chiudersi, ma questo solo perché i composti che ne sono responsabili hanno una vita così lunga che sarà necessario aspettare qualche decina di anni prima di assistere ad una riduzione significativa del carico di cloro e bromo emessi nella nostra atmosfera nell’arco di alcuni decenni di utilizzo indiscriminato. Le previsioni degli scienziati sul recupero della fascia di ozono sono comunque ottimistiche, così come le proiezioni circa la diminuzione dell’incidenza dei tumori alla pelle.

Il riscaldamento globale è provocato dall’accumulo in atmosfera dei cosiddetti “gas serra” che, capaci di assorbire la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, trattengono calore provocando un aumento progressivo della temperatura globale con conseguenze molto gravi sul clima del Pianeta. Alcuni gas serra sono di natura esclusivamente antropogenica, altri hanno anche origine naturale. Alla base del loro accumulo ci sono l’aumento del fabbisogno energetico, di quello alimentare e le attività industriali. 

Anche i gas serra sono regolati nell’ambito di un accordo internazionale, il Protocollo di Kyoto del 1997, che ha richiesto ai paesi firmatari un contenimento, entro il 2012, delle emissioni dei gas serra a livelli inferiori del 5% rispetto a quelli del 1990. Come ben noto, gli accordi di Kyoto hanno avuto una vita molto tormentata; colossi economici come gli USA non hanno aderito al Protocollo e gli obiettivi di contenimento sembrano lontani dall’essere raggiunti. 

Tuttavia questi due fenomeni hanno qualcosa in comune: i gas dannosi per l’ozono, la cui produzione è ora vietata grazie al Protocollo di Montreal, sono anche potentissimi “gas serra”, fino a migliaia di volte più efficaci della ben più nota anidride carbonica. Pertanto i meccanismi di contenimento implementati con successo sotto il Protocollo di Montreal per contrastare l’assottigliamento dello strato di ozono, di fatto finora hanno contribuito a limitare le emissioni di “gas serra” molto più di quanto non abbia potuto fare il Protocollo di Kyoto con il suo iter così problematico.

D’altra parte, l’industria chimica, nel momento in cui ha dovuto affrontare il problema di trovare un’alternativa ai composti dannosi per l’ozono in tutte le loro numerose applicazioni, lo ha risolto con la creazione di composti, noti con la sigla HFC (idrofluorocarburi) che, pur mantenendo le caratteristiche tecnologiche dei loro predecessori, non contengono cloro e bromo e quindi non danneggiano l’ozono.  Tuttavia essi conservano la loro capacità di agire come gas serra e sono pertanto entrati a buon diritto a far parte del paniere di Kyoto.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >