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BIODIVERSITÀ/ I mari si riscaldano: cosa cambia per i pescatori e i sub

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Il continuo riscaldamento dei mari  Il continuo riscaldamento dei mari

Negli ultimi trentanni il pescato della tonnarella di Camogli, all’estremo nord del Mar Ligure, ha totalmente cambiato la tipologia delle catture dove gli sgombriformi (sgombri, palamite e boniti) ad affinità fredda, sono stati sostituiti dai carangidi (ricciole, lecce e sugarelli) tipicamente ad affinità calda. In altri casi alcune specie, prevalentemente di invertebrati, hanno approfondito la propria distribuzione batimetrica andando alla ricerca in profondità di acque più fresche. I subacquei di lungo corso sanno benissimo che, nelle acque di Portofino, per poter godere delle grandi praterie di gorgonie che un tempo si trovavano abbondanti attorno ai 25 m, bisogna ora scendere almeno 10 m più in basso.

Anche da noi, comunque ci sono ambienti che ospitano organismi meno fortunati. Un caso emblematico riguarda il Golfo di Trieste, uno delle zone più studiate del Mediterraneo, in gran parte grazie al fervore e alla passione di studiosi di lingua tedesca. Questa è l’area in cui le acque del Mediterraneo raggiungono le temperature più basse a causa dei venti catabatici di origine nord-orientali che insistono sulla zona. In questa area così particolare hanno trovato l’estremo rifugio alcune delle specie più amanti delle acque fredde dell’intero Mediterraneo. È il caso della quercia di mare, Fucus virsoides, le cui distese fanno assomigliare la zona di marea del Golfo di Trieste agli stessi ambienti delle coste del Mare del Nord.

Organismi come il Fucus non possono sfuggire il riscaldamento migrando verso Nord perché già si trovano sul fondo di un sacco all’estremità settentrionale del bacino. Anche la discesa in profondità è impossibile sia per la carenza di luce ma, soprattutto per l’esigua profondità dell’Adriatico Settentrionale. In queste condizioni l’habitat di questa specie si sta riducendo e, continuando in questa direzione, potrebbe letteralmente estinguersi coinvolgendo nel fenomeno un gruppo di organismi unici delle nostre acque.

Ovviamente non possiamo fare nulla per impedire che tutto questo accada ma certamente abbiamo la straordinaria opportunità di studiare in diretta un fenomeno che certamente è già accaduto numerose volte nel corso della storia del nostro pianeta. Finora abbiamo potuto descrivere questi processi tramite lo studio dei fossili, ora possiamo farlo seguendo in continuo l’evoluzione della distribuzione degli organismi viventi.



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