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NANOTECNOLOGIE/ Una sfida vincente? La parola ai nipoti

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Le nanotecnologie cambieranno il nostro mondo?  Le nanotecnologie cambieranno il nostro mondo?

Le nanotecnologie sono considerate una delle cinque tecnologie chiave per lo sviluppo e l’innovazione europea dei prossimi dieci anni, come indicato dall’Agenda Europa 2020, e avranno un ruolo determinante nelle grandi sfide tecnologiche economiche e sociali del prossimo futuro: invecchiamento della popolazione, cambiamenti climatici, ottimizzazione dell’uso delle risorse (energia, acqua, cibo), tecnologie digitali e comunicazione globale, sviluppo di sistemi produttivi efficienti e sostenibili.
È lo sfondo sul quale si sta svolgendo Mestre (Venezia) il congresso NanotechItaly, che è incentrato su questi temi: Nuovi materiali, Processi e Produzione, Salute e scienze della vita – Nanomedicina, Trasporto intelligente, Safe living, ICT & Nanoelettronica, Sviluppo Responsabile – nanotossicologia. A tal riguardo abbiamo intervistato il professor Leo Miglio, docente di Fisica dello Stato Solido e Nanotecnologie presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Il congresso NanotechItaly si propone come sfida quella di usare le nanotecnologie per un’innovazione responsabile e sostenibile: di che cosa si tratta?

Il concetto di “sostenibilità” è da riferirsi principalmente alle sorgenti di energia: un’innovazione è sostenibile se non consuma più energia di quanta ne produce e se non richiede un uso massiccio di sostanze rare. Si prendano ad esempio le celle solari: se l’energia che spendiamo per produrre nuove celle fosse maggiore di quella che loro stesse producono durante il loro ciclo di vita, questa non sarebbe un’innovazione sostenibile. D’altra parte, se ci fossero celle interamente realizzate in gallio, che è un elemento molto raro, in poco tempo finirebbe il gallio e con esso la nuova tecnologia; anche il petrolio non è una tecnologia rinnovabile!
La responsabilità, invece, è una questione più filosofica: tutto si gioca nell’equilibrio tra il guadagno e il rischio dell’innovazione. Questo dipende in gran parte dal genere di prodotto di cui si parla: se un tessuto nanotecnologico, trattato ad esempio per essere reso anti-macchia, risulta essere inquinante occorre paragonare l’inquinamento dovuto al trattamento anti-macchia con il detersivo risparmiato. Se però si tratta di migliorare mediante le nanotecnologie la risoluzione di una lastra a raggi X, allora ci si permette di rischiare di più, nell’intento di fornire al paziente una diagnosi corretta salvaguardando la sua salute.
In sintesi direi che un’innovazione si può definire responsabile e sostenibile se a distanza di due generazioni i nostri figli e i nostri nipoti ci ringrazieranno per averla adottata.

Le nanotecnologie sono un soggetto adeguato a una simile sfida?

Possono esserlo. Rispetto però a tecnologie più consolidate, da un lato presentano più opportunità, dall’altro è più difficile individuarne i rischi. Ad esempio per quanto riguarda i polmoni, conosciamo l’impatto delle sostanze chimiche, ma non quello dei nanotubi di carbonio. Le nanotecnologie sono un soggetto adeguato senza precedenti per l’innovazione, ma la novità che è la loro forza, è anche la loro debolezza.

In quali ambiti le nanotecnologie possono rivelarsi una soluzione vincente?



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