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CLIMA/ Le nostre Alpi hanno bisogno delle "raccomandazioni" degli scienziati

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Le Tre Cime di Lavaredo  Le Tre Cime di Lavaredo
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Il modello nella scala spaziale ha una maglia abbastanza piccola per poter simulare l’arco alpino che non è una zona molto grande: si è arrivati a un livello di dettaglio di 14 km, cioè lo spazio alpino è stato descritto con dei punti ogni 14 km; una dimensione che per un modello regionale rappresenta una buona risoluzione orizzontale. Ma quanto è realistico un simile modello? «Dai diversi confronti abbiamo visto che nella temperatura il modello funziona abbastanza bene: sono state simulate bene le temperature medie e le medie stagionali degli ultimi 30 - 40 anni. Per la parte delle precipitazioni, in particolare per quelle estive che sono le più difficili da simulare, c’è invece un certo scostamento rispetto alla realtà».

Gli scienziati hanno però già pronta un’altra simulazione - che sarà presentata in una prossima pubblicazione che si concentrerà sulla analisi degli scenari climatici futuri – spinta fin o a una risoluzione di 8 km, quindi cercando una descrizione dello spazio alpino ancor più dettagliata; ciò richiede maggiori tempi di calcolo e in generale si tratta di un modello molto più complesso.

Il progetto ADAPTALP è terminato il 31 agosto di quest’anno, ma qual è il suo obiettivo? «Tutti questi studi quello – dice convinto Castellari - e cioè  le analisi dei dati osservativi sulle Alpi, la stima degli impatti dei cambiamenti climatici, le simulazioni numeriche per fare modelli idrologici, hanno come scopo finale quello di fornire ai decisori politici  dei Paesi  coinvolti  una serie di raccomandazioni utili per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici sull’area alpina.  Della situazione critica di questa area siamo tutti testimoni: vediamo tutti la fusione dei ghiacciai montani, l’impatto negativo sulle risorse idriche, gli impatti sulla biodiversità. Le nostre raccomandazioni riguardano il come adattarsi, anche in futuro, adeguando comportamenti e attività: si pensi al turismo, sia quello  invernale  che quello estivo; si pensi ai necessari adattamenti derivanti dai nuovi scenari della biodiversità, alle specie che cambiano».

Quindi i dati iniziano ad arrivare. Ma i decisori sapranno decidere?

(a cura di Mario Gargantini)



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