BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOLOGIA/ Per capire i terremoti bisogna guardarli al microscopio

Pubblicazione:

Immagine d'archivio (Fotolia)  Immagine d'archivio (Fotolia)
<< Prima pagina

La scelta di diamante e grafite è stata non casuale: poiché sono materiali chimicamente inerti, ogni aumento di frizione con la punta di silice sarebbe dovuto a un aumento del numero di punti di contatto e non della forza del legame chimico. L’esperimento ha così evidenziato una differenza netta nell’aumento con il tempo della resistenza allo scorrimento, in quanto questo aumento si è potuto registrare solo nel caso silice su silice, mentre negli altri due casi l’attrito misurato risultava sostanzialmente invariato nel tempo.

«Se l’aumento dell’attrito nel tempo fosse dovuto all’espansione dell’area di contatto - commenta Li - si dovrebbe notare un comportamento analogo anche nei casi silice su diamante e silice su grafite. Si potrebbe vedere un maggiore aumento nel tempo con il diamante, poiché è più rigido, cosa che porterebbe a un lievemente maggior livello di stress sulla silice, causando una maggior deformazione sulla punta», ma questo non si è visto. Diamante e grafite si sono comportati allo stesso modo.

L’aumento dell’attrito nel tempo di silice su silice ha dovuto però conciliarsi con un ulteriore problema emerso: tale aumento infatti non si verifica agli stessi livelli nei casi macroscopici della sismologia. Perché? La soluzione sta nel fatto che non tutti i punti di contatti sono uguali. Due punti di contatto sulla stessa superficie vicini l’uno all’altro risentono della presenza l’uno dell’altro. Questo accoppiamento elastico implica che solo alcuni punti in un’area di contatto resisterà allo scorrimento alla sua migliore capacità e che alcuni inizieranno a scorre prima, altri dopo, ma molto difficilmente scorreranno contemporaneamente.

Il livello complessivo di resistenza dipende non solo dalla massima resistenza che ogni punto può fornire, ma anche dal ristretto numero di punti di contatto in grado di fornire tale resistenza. «Quando consideri molti punti - dice Carpick - tutti potrebbero avere questo effetto di invecchiamento, ma quando tenti di spezzarli, puoi notare come solo una piccola parte raggiunge quel livello così alto in ogni momento. Perciò c’è bisogno di un effetto molto grande sul singolo punto per ottenere un effetto modesto su scala macroscopica».

La conclusione è quasi profetica e in qualche modo testimonia un trend in atto nella scienza da diversi anni: la modellizzazione sulla base dei metodi usati in fisica di discipline differenti, come per esempio già accade in alcuni rami della biologia. «Se possiamo comprendere la fisica di base - dice infatti Tullis -, le equazioni basate su quella fisica potrebbero essere estrapolate e usate al di là dei confini del laboratorio; potremmo usarle con più confidenza in tutti i modelli di terremoti usati finora».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.