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BOSONE DI HIGGS/ I magnifici sette spiegano perché la fisica non finirà nel 2012

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La sala controllo dell'acceleratore Lhc di Ginevra (Foto Ansa)  La sala controllo dell'acceleratore Lhc di Ginevra (Foto Ansa)

Quindi un po’ per tutti c’è questa grande soddisfazione per la quantità di dati che si sono potuti raccogliere e che, nel caso di ATLAS e CMS, ha spinto i coordinatori a fare l’annuncio pubblico: «Quello che ci ha sorpreso - dice Tonelli - è l’abbondanza dei dati che andavano nella direzione prevista: è stata questa abbondanza che ci ha convinto a comunicare i risultati preliminari. I prossimi mesi saranno ancor più emozionanti; al Cern si respira un’atmosfera indicibile, di entusiasmo soprattutto tra i fisici, dei quali il 30% sono giovani, ancora studenti o appena post doc».

Gianotti conferma: «è un momento intenso ed emozionante; sembra che stiamo trovando il bosone di Higgs là dove ci aspettavamo, cioè nell’intervallo di energia che ora abbiamo ben delimitato; ma questa concordanza con le nostre previsioni non è meno affascinante di un eventuale imprevisto: c’è sempre la sorpresa di vedere la natura che si manifesta. Anche perché non si è ancora manifestata e non siamo sicuri che si riveli totalmente».  

E qui tocchiamo il punto di interesse più acuto della attuale vicenda di LHC e che vede fronteggiarsi due partiti: quelli che speriamo che l’Higgs si trovi presto e quelli che si augurano che non ci sia e che quindi tutta la fisica venga ribaltata. Tonelli sottolinea che  se non lo si trova tutto il castello delle nostre conoscenze sulla materia cade e i fisici si troveranno di fronte a un problema enorme. In effetti il modello standard  costruito in questi 50 anni è un modello ottimo e non ci sono state finora evidenze di deviazioni o divergenze: la mancanza dell’Higgs metterebbe in crisi tutto questo, aprendo però un campo sconfinato di ricerche.

Ma anche se verrà scoperto, come sotto sotto sembrano sperare tutti, non sarà tutto finito. «Se lo scopriamo al valore previsto di 125 GeV, sarebbe un po’ troppo leggero. E allora potremmo chiederci: è proprio lui? Tutte le sue caratteristiche sono quelle previste dal modello standard? La massa  così leggera lo rende problematico, instabile; quindi ci sarebbe molto ancora da capire anche se lo si scoprisse. Ma è sempre così nella scienza. Forse non è così chiaro al pubblico che siamo enormemente ignoranti, che le cose che non sappiamo spiegare sono tantissime».

Anche Gianotti è convinta che ma se l’Higgs c’è, l’avventura delle migliaia di fisici che gravitano attorno a LHC non sarà meno stimolante. Proprio perché il modello è bello e ordinato, il suo completamento sarà insieme un incoraggiamento e una sfida ad andare oltre, a desiderare un modello unitario che risponda ad altre domande alle quali il modello non può rispondere.  «Le domande che si aprono sono comunque tante. Dopo l’Higgs, se lo troveremo l’anno prossimo, inizierà subito la caccia ad altre particelle che ci inoltreranno, ad esempio, nel rompicapo della materia oscura. Siamo di fronte a grandi misteri e ci vuole sempre molta umiltà nel nostro lavoro. Quello che spero è che LHC ci aiuti almeno a capire quali sono le domande giuste da porre alla natura. Per le risposte, si vedrà».



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