BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BOSONE DI HIGGS/ I magnifici sette spiegano perché la fisica non finirà nel 2012

Pubblicazione:

La sala controllo dell'acceleratore Lhc di Ginevra (Foto Ansa)  La sala controllo dell'acceleratore Lhc di Ginevra (Foto Ansa)

Adesso che la caccia al bosone di Higgs è entrata nel vivo e la cattura si fa sempre più vicina, diventa oltremodo interessante poter incontrare “i cacciatori” e poterli avere tutti insieme, fuori dal campo di battaglia, pronti e disponibili a incontrare il grande pubblico. Come è accaduto ieri mattina a Milano, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, che ha schierato una squadra di sette protagonisti di questa straordinaria impresa scientifica. A raccontare dello “strano mondo di LHC” c’erano gli scienziati, tutti italiani, che dirigono i principali esperimenti dell’acceleratore LHC: Fabiola Gianotti, coordinatrice dell’esperimento ATLAS, Guido Tonelli (esperimento CMS), Paolo Giubellino (ALICE), Pierluigi Campana (LHCb), Simone Giani (TOTEM), insieme al direttore della ricerca scientifica al Cern Sergio Bertolucci e al presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) Fernando Ferroni.

Non si è trattato di pura esibizione di orgoglio nazionale: il fatto è che la presenza italiana nella realizzazione e nella attività di LHC è davvero rilevante, come personale (più di 600 fisici presso i laboratori di Ginevra), come risorse impiegate, come contributo industriale per la realizzazione di strumenti e impianti, e soprattutto come creatività e ricerca scientifica. Il Cern è un centro internazionale di dimensioni gigantesche anche come capitale umano: sono circa 3000 i dipendenti diretti ma toccano i 10.000 gli studiosi e i ricercatori che partecipano ai diversi programmi e che sono in vario modo ospitati: di questi, circa un terzo sono italiani. Tanto che Bertolucci può affermare: «quando un italiano va al Cern non va all’estero ma va nel suo laboratorio»; e Tonelli ribadisce: «non siamo cervelli in fuga. Quello che si fa al Cern è la conseguenza di quanto si studia e si ricerca in Italia; gli esperimenti che si svolgono nei laboratori di LHC sono stati ideati, elaborati, prototipizzati e sono analizzati in Italia, nei centri dell’INFN e nelle Università».

Anche per questo i magnifici sette parlano con entusiasmo della loro “macchina” dei record: è il luogo più freddo dell’universo, per poter mantenere i magneti superconduttori vicino allo zero assoluto; ma è anche il più caldo, nelle collisioni la temperatura supera di gran lunga quella della più potente Supernova; ed è il posto più vuoto del cosmo, per consentire il folle volo indisturbato dei protoni a velocità relativistiche. È, in breve, la macchina più grande del mondo, coi suoi 27 km di tunnel a 100 metri sotto terra e i giganteschi laboratori dove catturare i prodotti delle collisioni frontali tra i due fasci adronici: «ma ci piacerebbe farne una ancor più grande», confessa Bertolucci mentre preannuncia dopo il 2012 due anni di sosta degli esperimenti per poter mettere LHC in condizioni di raggiungere la sua massima potenza; e comunica che sono già pronti i piani per i prossimi anni di attività dell’acceleratore e che qualcuno sta già pensando anche ai passi successivi a LHC.

Da un incontro come questo non c’era da attendersi nuove rivelazioni paragonabili a quelle diffuse nel seminario del 13 dicembre che ha proiettato il bosone di Higgs sulla scena mediatica mondiale e ha portato alla ribalta i due esperimenti paralleli ATLAS e CMS. Ma è stata l’occasione per sapere che anche gli altri due gruppi, LHCb e Alice, stanno brindando per una serie di risultati promettenti. Il primo sta indagando su uno dei misteri cosmologici più intriganti e cioè la asimmetria tra materia e antimateria, che ha fatto sparire quest’ultima dal cosmo primordiale e ci ha regalato l’universo materiale che conosciamo. LHCb – ha spiegato Campana - cerca di capire l’origine della asimmetria in un modo un po’ diverso da come fanno Atlas e CMS, cioè con una ricerca indiretta, studiando fenomeni molto rari come i decadimenti dei quark b (uno dei sei tipi di quark)  che ci portano al di là del cosiddetto Modello Standard.

«Anche per LHCb il 2011 è stato un anno eccezionale: abbiamo raccolto moltissimi dati e iniziamo a vedere qualche effetto strano. Proprio poco prima della notizia dell’Higgs, e un po’ oscurati da questa, abbiamo comunicato risultati di eventi dove per la prima volta si è vista un'evidenza di asimmetria tra materia e antimateria (la cosiddetta violazione della simmetria CP) nelle particelle D0, portatrici del quark charm ("incantato"). Tale risultato implica che le leggi della fisica non siano strettamente identiche per materia e antimateria». Il fatto è che la violazione di CP è avvenuta dove non la si aspettava; il che, se confermato, potrebbe spalancare le porte di una nuova fisica, finora inesplorata.

Ancora più freschi sono i risultati comunicati da Giubellino e che ci catapultano nel brodo primordiale caratteristico dell’universo poco dopo il Big Bang. L'esperimento ALICE vuole rispondere soprattutto ai problemi che riguardano la materia in condizioni estreme, la differenza di "peso" tra neutroni, protoni e i quark che li compongono e, infine, la possibilità di osservare i quark liberi. «All’inizio di novembre si sono avute le prime collisioni di ioni di piombo e proprio in questi giorni le analisi ci stanno rivelando che quel brodo primordiale era come un super-superfluido, senza quasi viscosità, che ha portato impressa e mantenuto inalterata la  memoria della piccole fluttuazioni che c’erano all’inizio e che sono alle origini della grandi strutture cosmiche, galassie e ammassi galattici, che osserviamo oggi».



  PAG. SUCC. >