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SCOPERTE/ Dietro le classifiche, le domande che ancora muovono la scienza

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Un acceleratore del Cern di Ginevra  Un acceleratore del Cern di Ginevra

Alla classifica di Science ha fatto eco Nature, differenziandosi quanto basta nelle scelte e completando la ricognizione con una simpatica rassegna che ha premiato le scoperte fatte mese per mese. Con un’attenzione anche a notizie di “politica della scienza”, come le prospettive di tagli di budget per la ricerca federale americana, o la sentenza della Corte di giustizia europea sulla non brevettabilità di cellule e linee cellulari ottenute da embrioni umani: notizia quest’ultima che l’autorevole (!) settimanale scientifico anglosassone addita con vivo disappunto.

E non manca di sottolineare anche alcuni non-progressi della scienza made in Usa: come in settembre la chiusura, peraltro programmata da tempo, del grande acceleratore di particelle del Fermilab di Chicago, il Tevatron, l’unico che avrebbe potuto contendere al Cern la scoperta del bosone di Higgs; e l’altra “interruzione di programma”, cioè quella degli Shuttle, tornati in luglio definitivamente negli hangar lasciando ai russi l’esclusiva dei mezzi di trasporto per la Stazione spaziale internazionale.

Al di là dei singoli risultati eclatanti o meno a noi sembra interessante, dentro le vicende scientifiche e tecnologiche dell’anno che sta per concludersi, cogliere qualche spunto sintetico che lanci lo sguardo un po’ più in profondità, allargando la prospettiva dalla quale traguardare il valore della conoscenza scientifica e la posizione del soggetto di tale conoscenza.

Così ci sembra che i due fatti che hanno dominato il finale d’anno - la misura della velocità dei neutrini e le possibili evidenze del bosone di Higgs - portino alla ribalta una parola che sfida le ricorrenti pretese positivistiche: è la parola inesauribilità. Quando il quadro della conoscenza fisica appare completo e induce molti scienziati a pensare di avere in pugno la realtà, ecco che la natura ci sorprende esibendo comportamenti inaspettati o mostrando facce nuove di fenomeni noti o previsti: frutto di una inesauribilità di strutture, di forme, di energie; ma anche dell’inesauribile capacità dell’uomo di porre domande e di immaginare risposte da testare con gli esperimenti.



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COMMENTI
29/12/2011 - inesaurita comprensione (Antonio Servadio)

Articolo eccellente. Proprio perché la "comprensione" è "inesauribile" (nel senso letterale del termine), chi pratica (consapevolmente o no, nei fatti o a parole) atteggiamenti di "scientismo" dimostra che non ha compreso la natura della scienza. Essa non è in grado di generare "certezze", perché non garantisce "verità definitive". Qualsiasi prospettiva ne riserva o ne riserverà altre, anche del tutto imprevedibili. Quel che "ieri" appariva definitivo, sicuro, completo, "oggi" appare in una luce differente, a volte risulta del tutto superato. In campo scientifico non possono esistere "dogmi". Quando una acquisizione "consolidata" scivola fuori dall'orizzonte della critica per annidarsi a riposare negli angli quieti della coscienza diventa -presto o tardi- "dogma" e pertanto oggetto di "fede" dunque perde il proprio connotato originale "scientifico". Giustissimo anche distinguere il piano cognitivo, tecnico e tecnologico della scienza dal piano etico, delle scelte, delle "politiche" e quindi anche delle "responsabilità" collettive. Un livello di lettura richiede l'altro, e vice versa. Ma non vanno confusi come troppo spesso si fa.