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SCOPERTE/ La sfida delle sfide: fare a meno del petrolio

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Poche settimane fa si è svolto a Strasburgo un Simposio organizzato dal Consorzio europeo EuroChemistry. Scienziati e “portatori di interesse” (i cosiddetti stakeholders) nel settore chimico si sono radunati per discutere sul tema “Grand challenges and the role of chemistry” (Le grandi sfide e il ruolo della chimica). Le grandi sfide sono quelle che attendono le nostre società nei prossimi decenni: la gestione della convivenza nelle megalopoli, un sistema sanitario dai costi sostenibili, la conservazione dell’ambiente, un uso sostenibile delle risorse (energia e acqua su tutte). Sfide importantissime e di grande attualità. Non per niente le Nazione Unite hanno deciso di dedicare il prossimo anno, il 2012, al tema “Energia sostenibile per tutti”.

La chimica su questi argomenti sarà chiamata a giocare il suo doppio ruolo: una scienza che interroga la natura con la curiosità di chi vuole capire di più la realtà; e una disciplina applicata, che sa fare buon uso della conoscenza acquisita per produrre beni manipolando la materia. Così, ad esempio, la comprensione sempre più approfondita dei meccanismi del riconoscimento molecolare in acqua sarà fondamentale per progettare nuovi farmaci; lo studio dei processi chimico-fisici legati alla fotosintesi clorofilliana delle piante suggerirà come costruire sistemi fotovoltaici di nuova generazione in grado di sfruttare con maggiore efficienza l’energia solare; la comprensione dei fenomeni che regolano l’aggregarsi delle molecole per dare strutture supramolecolari ordinate guiderà la progettazione e la sintesi di nuovi materiali funzionali, e così via.

Se è vero che la chimica è la scienza che studia e manipola la materia (inclusa la materia vivente) a un livello atomico, le grandi domande “di curiosità” con cui dovrà confrontarsi saranno “cos’è la vita?” e “come ha avuto origine sulla Terra prebiotica?”. Mentre la sfida delle sfide sarà provare a reinventare la chimica organica non usando più come materiale di partenza il petrolio e i suoi derivati (oggetto della cosiddetta “petrolchimica”), ma la fonte di carbonio più abbondante e meno costosa (anzi, attualmente con un costo negativo perché considerata un “rifiuto” da smaltire pagando): l’anidride carbonica.

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