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CLIMA/ La natura sa difendersi, ma non sempre: il caso delle noci

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Frutti di noci non ancora maturi  Frutti di noci non ancora maturi

Il Centro è dotato di un programma in grado di identificare gli alberi che possono resistere al caldo o al freddo e sopportare quindi il cambiamento climatico in atto. Gli studi vertono sull’analisi dei semi provenienti da alberi maturi; l’obiettivo è scoprire se tali semi hanno sviluppato meccanismi di difesa contro i cambiamenti climatici; gli alberi che ora sono maturi possono subire tragicamente gli effetti delle attuali modificazioni climatiche, ma i semi da loro prodotti possono adattarsi alle modificazioni ambientali attraverso mutazioni genetiche.

Il clima sta cambiando e gli alberi di noce di Jacobs e Michler non sono gli unici indici del cambiamento ambientale; moltissime altre specie testimoniano questa realtà. La fenologia di animali e piante ci fa capire quanto il cambiamento ambientale  sia reale a livello globale. In Italia, recenti studi condotti dall’Università Statale di Milano, testimoniano come, negli ultimi trent’anni, diverse specie di uccelli, tra cui rondini e rondoni, anticipino le migrazioni, la riproduzione e la deposizione delle uova. Gli uccelli sono i trend evidenti del cambiamento ambientale e tra i meglio monitorabili in quanto permettono di avere dati a lungo termine.

Oltre a un anticipo delle migrazioni, si verifica anche un cambiamento della distribuzione delle specie, in quanto maggiori temperature causano uno spostamento verso nord dall’areale di distribuzione; un esempio di spostamento dell’areale verso alte quote è dato dal lepidottero europeo Carterocephalus palaemon. Inoltre, il rischio di estinzione causato dal cambiamento di areali è una realtà facilmente comprensibile se si pensa che lo spostamento degli areali verso nord non è sempre possibile.

Il 15-37% delle specie potrebbe estinguersi entro 50 anni per la scomparsa di condizioni climatiche idonee. I cambiamenti climatici hanno conseguenze allarmanti non solo per la fauna globale, ma anche per gli ecosistemi, gli habitat e la vegetazione, i cui areali possono essere spostati molto più lentamente rispetto a quanto possano fare gli animali.



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