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GEOLOGIA/ Quell’eruzione vulcanica che ha quasi cancellato la vita dalla Terra

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L'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull dello scorso anno (Foto Ansa)  L'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull dello scorso anno (Foto Ansa)

La ricerca è di notevole interesse, in quanto per la prima volta vengono presentate evidenze dirette per avvalorare un’ipotesi già formulata in precedenza. Le indagini sono state effettuate sui sedimenti marini presenti nell’attuale area artica canadese (sezione sedimentaria di Buchanan Lake) in cui è registrata, in maniera continua, la storia geologica dal tardo Carbonifero al Cretacico (da circa 300 a 60 milioni di anni fa) e quindi anche l’evento corrispondente alla crisi permiana.

 

L’esame al microscopio dei sedimenti presenti negli strati depositatisi poco tempo prima della grande estinzione ha evidenziato, oltre ai depositi marini dell’epoca, la presenza di particelle con peculiari caratteristiche ottiche (aspetto vetroso, vescicolare) e petrografiche tipiche di un materiale che ha subito un intenso processo di carbonizzazione, del tutto similari alle ceneri atmosferiche ottenute da combustione. Per gli studiosi è stato immediato collegare tale materiale all’intensa attività vulcanica che in quel periodo era presente nell’attuale area di Siberian Traps (circa 2 milioni di chilometri quadrati di superficie). Le particelle ritrovate sono piccolissime (minori di 50 micron) e quindi, trasportate dal vento, sono state in grado di viaggiare per migliaia di chilometri raggiungendo il bacino di Sverdup in Canada.

 

Per immaginare lo scenario ambientale verificatosi, dobbiamo ripensare alla dispersione delle ceneri vulcaniche in atmosfera in seguito all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull il 20 marzo scorso e amplificare di molto il fenomeno. Inoltre, occorre sottolineare che nel Permiano, la configurazione geografica del nostro pianeta era molto diversa, i continenti non erano ancora suddivisi come adesso e formavano tutti insieme il supercontinente Pangea.

 

Proprio nella parte nord-orientale del Pangea si verificò uno degli eventi vulcanici più importanti della storia della terra. L’eruzione è iniziata con un’intensa fase esplosiva in grado di creare “plumes” (pennacchi) alti più di 20 km introducendo nella stratosfera frammenti litici, ceneri, enormi quantitativi di CO2 e altri gas alterandone il chimismo con le ovvie conseguenze negative. Le ceneri viaggiarono e si depositarono fino all’area canadese.



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