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SPAZIO/ La luna "frizzante" di Saturno, sorvegliata speciale dalla sonda Cassini

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Un'immagine di Encelado (Foto Ansa)  Un'immagine di Encelado (Foto Ansa)

Da qui a spiegare l’origine dei pennacchi è necessario ancora un passaggio: come può avvenire che il contenuto di un oceano sovrastato da una cappa di ghiaccio spessa decine di chilometri raggiunga la superficie? Ecco intervenire l’idea della lattina: i gas disciolti hanno reso frizzante l’oceano, formando delle bolle nell’acqua. La densità dell’acqua frizzante è inferiore a quella del ghiaccio e per questo il liquido può velocemente risalire fino alla superficie, sciogliendo i ghiacci soprastanti.

 

L’acqua frizzante è anche sufficientemente calda per aumentare significativamente l’efficienza del meccanismo, che però si presenta ancora più complesso: «Gran parte dell’acqua in uscita - spiega Matson - si diffonde lateralmente e riscalda un sottile strato di calotta spesso un migliaio di metri. Ma una parte si raccoglie in camere superficiali, in cui la pressione aumenta fino a esplodere formando un buco in superficie da cui fuoriesce. Come quando si apre appena una lattina di bevanda gassata. Quando il resto dell’acqua si raffredda, percola nuovamente verso il basso ritornando nell’oceano per far ripartire il processo». E il tutto avviene per un unico motore, i moti mareali: «Questo processo è da solo responsabile per lo scioglimento dei ghiacci, l’emissione in superficie dell’acqua, del calore, dei sali di sodio e potassio».

 

Di sicuro, d’ora in poi, quando ci ritroveremo innaffiati dalla prossima lattina “esplosiva”, sarà più facile prenderla con leggerezza e sorridere, quasi sorprendendoci a pensare che un fenomeno a noi così vicino, per quanto fastidioso, rimandi al lontano e inospitale Encelado.



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