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ENERGIA/ La "trappola" elettrica che può far decollare l’eolico

L'impianto eolico offshore di Rodsand, in Danimarca (Ansa) L'impianto eolico offshore di Rodsand, in Danimarca (Ansa)

C’è chi spera nelle smart grid, che consentirebbero una migliore integrazione delle risorse distribuite e una riduzione delle perdite di rete, oltre a una riduzione delle emissioni. C’è anche chi suggerisce una possibile integrazione tra eolico e idroelettrico: quest’ultimo è più flessibile e potrebbe compensare i problemi di stabilità dell’eolico, che a sua volta potrebbe favorire alcune funzionalità dei sistemi idroelettrici, come i sistemi di pompaggio e il recupero di acque per altri utilizzi.

 

Gli esempi da imitare sono, ovviamente, quelli dei Paesi nordici, Danimarca e Germania in testa. Qui riescono a sfruttare molto anche l’eolico offshore, contribuendo a un mini primato dell’Europa che vanta una potenza installata di quasi 3 GW con questa modalità. I vantaggi dell’offshore sono notevoli: vento più regolare, con meno turbolenze; meno impatto visivo e acustico; maggior produzione (che compensa i costi di impianto più elevati).

 

Le installazioni attualmente in funzione a cura di Regno Unito, Danimarca, Olanda, Germania, Svezia, Belgio utilizzano fondazioni fisse sul fondo marino in fondali relativamente bassi a profondità di 10-40 metri e a distanza fino a 40 km (ma in Germania c’è ne è anche uno a 100 km). Qualcuno ipotizza per il futuro anche delle unità galleggianti per acque profonde oltre 50 metri a breve distanza dalla costa e con condizioni di vento favorevoli. In Italia non mancano situazioni simili.

 

(Michele Orioli)

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