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NEUROBIOLOGIA/ Le “scatole cinesi” che racchiudono il mistero del linguaggio umano

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È il contrario: più riusciamo a capire quali sono le radici neurobiologiche del linguaggio, più capiamo cioè i limiti dell’architettura di ogni grammatica - quelli che mi piace chiamare “i confini di Babele” -, più la creatività espressiva delle lingue umane, di tutte le lingue e di tutti gli individui, spicca come un fatto irriducibile a qualsiasi base sia biologica o molecolare sia logico matematica. Questo era ben chiaro già a Cartesio ed è chiarissimo a Chomsky che parla apertamente del linguaggio umano come di un mistero. Come ho concluso nel commento pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science, mi piace pensare al rapporto dell’uomo con il linguaggio come a quello di Achille e la tartaruga. Man mano che ci avviciniamo al linguaggio, il linguaggio si allontana di un po’ rimanendo sostanzialmente irraggiungibile nella sua interezza. La nostra speranza è che in questa impresa, anche se non arriveremo ad afferrare la nostra tartaruga, almeno saremo capaci di guardarle dritto negli occhi.



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