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PREISTORIA/ La matematica smentisce l’ipotesi del Tirannosauro-spazzino

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Lo scheletro di un tirannosauro  Lo scheletro di un tirannosauro

A volte sembra che gli scienziati si diano la briga di cercare la conferma a cose che tutti sappiamo già, o che in realtà pensiamo di sapere. È il caso di uno dei più famosi fra i dinosauri: il Tirannosauro (Tyrannosaurus Rex, per essere precisi).

 

Forse anche per il pervasivo contributo dell’industria televisiva, ci viene immediato pensare che un essere lungo quasi 13 metri, alto 5 e pesante dalle 5 alle 7 tonnellate, con denti affilati e lunghi anche fino a 30 centimetri, particolarmente sviluppato per quanto riguarda gli arti dedicati alla deambulazione e il complesso di mascelle e mandibole potesse essere quanto a comportamenti alimentari un lontano “collega” della volgare jena, o di un avvoltoio.

 

Tutti pensiamo, forse per colpa di Spielberg con il suo Jurassic Park e la memorabile la scena dell’inseguimento del Tirannosauro, che un essere di questo tipo non dovesse e non potesse accontentarsi di fare da “spazzino”, ripulendo le sue zone di vita dalle carcasse di animali morti, senza esercitare alcun tipo di caccia attiva.

 

Ma come a volte accade, ciò che è l’idea tacitamente accettata da tutti, non per forza deve essere quella più tranquillamente condivisa in ambito scientifico. Nel caso specifico, per esempio, il dibattito è tutt’altro che chiuso. La storia dello studio del Tirannosauro ci dice che al momento della sua scoperta, nel 1905, Henry Osborne immediatamente ipotizzò ciò che sembra essere auto-evidente: e ciò di trovarsi di fronte ai resti del più grande e temibile predatore di tutti i tempi. Non passarono che una dozzina d’anni e già nel 1917 il canadese Lawrence Lambe formulò un’ipotesi diametralmente opposta e iniziando a considerare il Tirannosauro niente più che un evolutissimo spazzino. Tale ipotesi poggia su considerazioni anatomiche e non è per niente una boutade, tanto che riprese forza durante gli anni ’70 del secolo scorso e di fatto ha continuato a perdurare fino ad oggi.

 

Il quadro delle ipotesi, infine, è completato da quella che tende a mixare le due precedenti, reputando il nostro formidabile mostro un predatore sì, ma occasionale.



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