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PREISTORIA/ La matematica smentisce l’ipotesi del Tirannosauro-spazzino

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Lo scheletro di un tirannosauro  Lo scheletro di un tirannosauro

 

Il perché di questa triplice ipotesi e del perdurare del dibattito è presto detto: il grado di arbitrarietà nella ricostruzione di usi e abitudini di un essere vissuto fra 65 e 145 milioni di anni fa inevitabilmente è troppo ampio, a meno di non trovare qualche metodo indiretto e ragionevole per ottenere valutazioni certe. Inoltre bisogna tenere presente che non sempre due specie che offrano caratteristiche morfologiche simili debbano necessariamente assumere comportamenti di caccia simili: il caso delle aquile e degli avvoltoi è estremamente significativo in questo senso.

 

Nel caso del Tirannosauro un recentissimo studio effettuato da tre zoologi inglesi, Chris Carbone, Samuel Turvey e Jon Bielby, cerca di spazzare via il campo dalle discussioni, riportando in auge quella che agli occhi del non esperto pare essere la più immediata delle ipotesi, e cioè che il Tirannosauro era un predatore.

 

Per arrivare a questo risultato, i tre ricercatori si affidano a una serie di considerazioni matematiche di tipo statistico-ecologico sulla distribuzione di piccoli predatori, piccoli “spazzini”, grandi predatori -come il Tirannosauro, per l’appunto- e la disponibilità relativa di carcasse in una data regione, assumendo come punto di partenza che la regione abbia una frequenza e densità di produzione di carcasse del tutto simile a quella dell’attuale regione del Serengeti, nell’africa sub-sahariana, e cioè 4,38 Kg di carcasse al giorno per chilometro quadrato.

 

Data per buona l’assunzione sulla disponibilità di carcasse, affermano nello studio pubblicato nei Royal Society Proceedings, la migliore strategia per il Tirannosauro deve essere stata quella di essere un predatore a tutti gli effetti. Il motivo è che un Tirannosauro “spazzino” si sarebbe trovato in competizione con i piccoli “spazzini”, che avrebbero ripulito le stesse zone in modo più efficiente, essendo molto più numerosi: la stima calcolata da Carbone, Turvey e Bielby svela una maggiore efficienza di circa 60 volte per i piccoli rispetto ai grandi “spazzini”.

 

La conclusione del lavoro porta a considerare quindi il Tirannosauro come un vero predatore, capace di stabilire il suo territorio di caccia su aree enormi, grandi parecchie volte l’estensione della Greater London (pari a 1579 chilometri quadrati).



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