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LASER/ In arrivo il raggio che "sniffa" le bombe nascoste

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Uno dei cani addestrati per la ricerca di esplosivi (Foto Fotolia)  Uno dei cani addestrati per la ricerca di esplosivi (Foto Fotolia)

Da tempo i tecnici ambientali utilizzano i vantaggi delle tecnologie laser in diverse operazioni di remote-sensing, cioè di rilevamento a distanza di sostanze inquinanti o pericolose. Il metodo più comunemente usato è quello che fa ricorso al Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging), in pratica un radar che però invece di onde radio utilizza la luce generata da un laser alle lunghezze d’onda del vicino infrarosso, del visibile e degli ultravioletti.

 

Come nel radar, la misura viene effettuata lanciando un fascio di luce che si riflette sul bersaglio lontano e ritorna a un sensore. In tal modo, date le piccole lunghezze d’onda, è possibile misurare fenomeni come la densità delle nuvole e l’inquinamento dell’aria; non si riesce, però, a determinare la reale identità delle particelle o dei gas. Ci sono varianti del sistema in grado di identificare i contaminanti, ma non sono abbastanza sensibili per rilevare sostanze in tracce e non possono determinare la posizione del gas con sufficiente precisione.

 

Ora un team di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Ingegneria Aerospaziale di Princeton ha sviluppato un nuovo sistema, denominato “air laser” che, oltre a ottenere un raggio di ritorno migliaia di volte più forte, dovrebbe consentire di determinare non solo i quantitativi degli agenti inquinanti presenti nell’aria, ma anche l’identità e l’ubicazione di tali contaminanti. La nuova tecnologia di rilevamento laser può anche consentire ai militari di individuare da una certa distanza bombe nascoste nel terreno o in particolari posizioni.

 

Il riferimento all’aria deriva dal fatto che, come ha detto con una certa enfasi il leader del gruppo di ricerca Richard Miles, professore di ingegneria meccanica e aerospaziale a Princeton, «siamo in grado di inviare un impulso laser e ottenere un impulso di ritorno dall’aria stessa: il raggio di ritorno interagisce con le molecole in aria e ci riporta le loro impronte digitali». La nuova tecnica, presentata recentemente su Science, si differenzia dai precedenti metodi di rilevamento a distanza tramite laser, in quanto il raggio di ritorno della luce non è solo una riflessione o diffusione del fascio in uscita.



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