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EUGENETICA/ E' nato il “Bambino-medicina”. Il suo sangue curerà i suoi fratelli

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Entrambe le tecniche prevedono il prelevamento di un campione di cellule fetali, da cui viene estratto il Dna sul quale si effettua l’analisi della mutazione dei geni interessati e  determinazione del cariotipo fetale. Laddove nel feto venga individuata una malattia genetica, non di rado i genitori ricorrono all’interruzione di gravidanza nei termini e consentiti dalla legge. Alcune coppie ricorrono ripetutamente alle interruzioni di gravidanza finché li feto non risulti sano.

LA DIAGNOSI GENETICA PRE-IMPIANTO - La Diagnosi Genetica Preimpianto è una tecnica nuova di diagnosi prenatale. Consente di identificare eventuali anomalie cromosomiche o la presenza di malattie negli embrioni già in fasi di sviluppo molto precoci. La diagnosi avviene prima che l’embrione sia impiantato nell’utero della donna. 

LE IMPLICAZIONE ETICHE –
Manipolazioni embrionali, soppressione di embrioni, fecondazione in vitro; e, soprattutto, un bambino messo al mondo per servire allo scopo di altri. Va da sé che tutto questo non è esente da ricadute etiche. «Si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma e asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori», spiega, interpellato da Ilsussidiario.net, il professor Roberto Colombo, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica, al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica.

«Possiamo solo intuire – dice a proposito di Umut-Talha - quale potrà essere il gravissimo riverbero della coscienza di quel bambino di essere stato voluto dai propri genitori non "per se stesso" ma "per un altro", in funzione di un altro, di suo fratello malato. Ognuno di noi è stato creato per se stesso ed è fatto per essere amato in se stesso e per amare l'altro come se stesso. Non  vi è tormento più grande che quello che sorge in noi quando ci accorgiamo di essere sfruttati, "usati" per uno scopo che ci è estraneo, che non è solidale con il nostro destino».

 

(Paolo Nessi)

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