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NUCLEARE/ L’esperto: le nuove centrali sono già più sicure di Fukushima

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La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)  La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)

Sull’origine e sull’evoluzione degli incidenti nelle centrali nucleari prossime all’epicentro del terremoto dell’11 marzo scorso in Giappone ancora non si hanno spiegazioni tecniche precise: come ci hanno insegnato precedenti situazioni analoghe, queste sono disponibili solo dopo un certo periodo di tempo. Possiamo, però, cercare di capire meglio su che tipo di centrali si è abbattuto il cataclisma, come possono reagire impianti di quella generazione e come potrebbero reagire impianti più moderni. Ne abbiamo parlato con Carlo Lombardi, Docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano e dal 2008 Senior Advisor della Fondazione EnergyLab.

 

«Per quanto noto - dice Lombardi - il terremoto ha determinato lo spegnimento di tutti i reattori, come previsto dalle norme di sicurezza e l’avvio delle procedure di raffreddamento del nocciolo per asportare il cosiddetto calore di decadimento, che grosso modo nella prima ora dallo spegnimento vale il 2% della potenza nominale. Il terremoto ha certamente provocato nei casi più critici la perdita di energia elettrica interna ed esterna, per cui si sono avviati i generatori di emergenza alimentati con grossi motori diesel; si è comunicato che dopo un’ora di funzionamento i diesel di tre centrali di Fukushima sono stati messi fuori servizio dall’onda terribile dello tsumani. A questo punto le centrali hanno dovuto fronteggiare la rimozione del calore di decadimento in assenza di energia per alimentare le pompe: per valutare quello che è accaduto e sta accadendo, bisogna comunque attendere di conoscere con precisione gli eventi».

 

Ciò nonostante, si sono subito levate numerose voci contro il programmato piano nucleare del Governo italiano, dimenticando, secondo Lombardi, alcuni aspetti essenziali: «Anzitutto che la risposta a un terremoto simile ha dimostrato la validità del criterio di progetto che sempre impone in ogni situazione lo spegnimento delle centrali, come difatti è avvenuto, e non è una cosa da poco considerata l’eccezionalità dell’evento. Poi, che tali eventi e il susseguente maremoto sono impossibili nel nostro Paese, come dimostra la lunga storia che abbiamo a disposizione. Inoltre, nel nostro Paese è stato sempre applicato il vincolo di escludere dai siti possibili quelli giudicati sismici (che peraltro avrebbero valori di accelerazione prevista ben inferiori a quelli del Giappone). Infine, il fatto che le centrali che si prevedono in Italia hanno livelli di sicurezza ben superiori a quelli di Fukushima, costruite alcuni decenni fa, di concezione precedente a quella di Caorso».



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COMMENTI
17/03/2011 - Quel che non va nel nucleare è la sua gestione! (GianMarco Tavazzani)

Io (ingegnere nucleare impianti 1980 albo MB A405) non discuto QUI ED ORA che un aereo sia sicuro, discuto la serietà della compagnia che ne cura la manutenzione e forma i piloti. POI… ne parlo qui: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_207964829218870&ap=1 Tempi prima del primo kWh, costi (smantellamento compreso, visto che Formigoni le vuole rifare ogni 20 anni!!!!), ritorni,