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NUCLEARE/ L’esperto: le nuove centrali sono già più sicure di Fukushima

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La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)  La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)

Consideriamo quest’ultimo aspetto un po’ più in dettaglio. Le centrali in questione sono di tipo Bwr (Boiling Water Reactor), dove il raffreddamento del nocciolo è realizzato con acqua bollente, il cui vapore, debitamente separato, evolve direttamente in turbina per produrre energia meccanica, subito trasformata in energia elettrica mediante l’annesso alternatore. Quelle previste in Italia sono di tipo Pwr (Pressurized Water Reactor), dove il nocciolo è raffreddato da acqua in pressione, che scambia il calore assorbito all’esterno del reattore con dell’altra acqua fisicamente separata, che bolle e il vapore prodotto, come nel caso precedente, evolve in turbina e produce energia elettrica nel relativo alternatore.

 

«È difficile e anche non corretto dare un giudizio di maggiore o minore sicurezza dell’una o dell’altra soluzione, perché si può ben capire quali complessi percorsi di progettazione sono stati fatti nei due casi, volti proprio ad affrontare con scrupolo i peculiari aspetti della sicurezza, dovuti la diversità del processo impiantistico. Qui ci si limita a dire che non si può certamente estrapolare quanto sta avvenendo in Giappone ai Pwr italiani per la diversità del processo impiantistico. Il punto essenziale è, però, che questi reattori, seppur diversi da quelli nostri, sono anche assai diversi dai Bwr attuali, che hanno implementato miglioramenti essenziali per quanto riguarda la sicurezza».

 

Veniamo alle esplosioni che sono avvenute, motivate dalla reazione esplosiva tra idrogeno e ossigeno, cioè aria, all’interno del contenitore secondario. La preoccupazione di questo evento è molto cresciuta in seguito all’incidente di Three Mile Island (Tmi) del 1979 in Pennsylvania (Usa), anche se in quel caso l’evento venne temuto ma non realizzato. «L’idrogeno si forma dalla reazione acqua-zirconio, nel caso che quest’ultimo superi la temperatura di circa 1000° C. Si ricorda che le guaine che proteggono il combustibile sono di lega di zirconio e che queste sono lambite da acqua per il loro raffreddamento. Alle temperature di funzionamento, intorno ai 300° C, la reazione non avviene, ma se in caso di mancato raffreddamento la temperatura delle barrette sale e arriva ai valori su indicati, inizia la produzione di idrogeno. Questo può avvenire anche a reattore spento, perché il calore di decadimento per quanto piccolo richiede un sicuro raffreddamento della barretta, anche se di portata limitata rispetto a quella richiesta nel funzionamento nominale».



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COMMENTI
17/03/2011 - Quel che non va nel nucleare è la sua gestione! (GianMarco Tavazzani)

Io (ingegnere nucleare impianti 1980 albo MB A405) non discuto QUI ED ORA che un aereo sia sicuro, discuto la serietà della compagnia che ne cura la manutenzione e forma i piloti. POI… ne parlo qui: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_207964829218870&ap=1 Tempi prima del primo kWh, costi (smantellamento compreso, visto che Formigoni le vuole rifare ogni 20 anni!!!!), ritorni,