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NUCLEARE/ Altro che referendum, l'Italia muore senza centrali: ecco i numeri

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Nel caso dell’Italia, oltre al fattore puramente economico, alla sicurezza e all’indipendenza degli approvvigionamenti (si veda il caso Libia, o Ucraina), l’aspetto importante sono le ricadute significative per la nostra industria. Se ci si riesce ad accordare per qualificare le nostre imprese a lavorare in garanzia di qualità, come è necessario per il nucleare che è una tecnologia altamente elevata, potremmo inserire il 70-75% di nostri componenti e servizi in una centrale nucleare. E siccome il costo del kilowattora per il nucleare è fondamentalmente legato non tanto al combustibile, che incide per minima parte, ma al capitale investito, vorrebbe dire sostituire importazioni di materie prime energetiche per produrre energia elettrica con capitale lavoro fatto qua in Italia. Questa è la cosa socialmente e politicamente grande. Chiaramente ciò che è accaduto in Giappone ha ripercussioni sull'opinione pubblica in Italia dove il nucleare va spiegato con una adeguata e trasparente comunicazione su energia ed ambiente facendo emergere i pro ed i contro rispetto ad altre alternative e senza contrapporlo - ripeto - alle rinnovabili che sono complementari; purtroppo in questi 3 anni tale campagna di informazione non è avvenuta in  modo che il nucleare sia accettabile e condiviso dalla popolazione e non solo a livello nazionale ma anche locale dove saranno individuati i siti per le centrali. Si è posto e contrapposto il problema a livello ideologico ed emotivo. 

 

Quindi è una questione di politica industriale?

 

Esattamente. Sarebbe qualcosa di conveniente per l’intero sistema Paese, non solo in un’ottica di puro costo dell’energia elettrica. Magari a breve, se il gas è molto basso sono penalizzate poco le emissioni della CO2, ed è più conveniente produrre col gas. Ma in futuro bisogna  tener conto della ricaduta sulle imprese italiane che potrebbero essere qualificate per l’estero: ci sono oltre 65 reattori in costruzione ed oltre 150 già programmati; la Cina pensa di arrivare a 220mila megawatt installati nel 2030 e mette in costruzione ogni mese e mezzo una nuova centrale nucleare. L’Inghilterra ha in programma otto nuove centrali. Quindi se noi riusciamo a qualificare anche la nostra industria, si aprirà questo grosso mercato, che sarà mondiale; non è certo quello italiano che conta. Aggiungo che, col lavoro per realizzare una centrale nucleare, potremo sostituire il gas che paghiamo al signor Putin e al signor Gheddafi.

 

Sembra che lei sottolinei l’importanza di considerare la questione globalmente...



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COMMENTI
16/03/2011 - sicurezza del nucleare (Flavio Dal Corso)

Sono convinto anch'io che in una cinquantina d'anni il fotovoltaico e altre sorgenti rinnovabili saranno in grado di soddisfare quasi integralmente i bisogni di energia, ma nel frattempo (e per la parte che inevitabilemnte non potrà essere coperta dalle fonti rinnovabili) che dobbiamo fare? restare a guardare e comperare energia dai paesi confinanti? Si deve anche considerare che alla prova dei fatti, anche mettendoci dentro Chernobil, il nucleare è di gran lunga la fonte di energia PIU' SICURA. Quanti morti ha provocato il nucleare in tutta la sua storia? Siamo nell'ordine del centinaio (sostanzialemnte quelli di Chernobil). A confronto dei 3000 provocati dall'idroelettrico (che è considerata una delle fonti più sicure) nella sola Italia. Non bisogna dimenticare che in Giappone il terremoto ha provocato il cedimento di una diga, con danni e morti che oscurerebbero i danni (sperando che non ci siano morti) delle centrali nucleari, se non fosse che i danni e morti per lo tsunami sono enormente maggiori. Ed infine, se la maggioranza degli italiani decide di fare a meno dell'energia nucleare, se ne faccia a meno; è troppo ipocrita dire che non la si vuole e poi comperarla in Francia o Slovenia. Se non vogliamo centrali, si razioni l'energia che siamo capaci di produrci, non la si comperi all'estero. Penso che di fronte al razionamento dell'energia molti cambierebbero idea

 
16/03/2011 - differenza tra teoria e pratica (Marco Claudio Di Buono)

In teoria le argomentazioni a favore del nucleare sono buone, dobbiamo affrancarci dalla schiavitù del petrolio, produrre energia a basso costo, rilanciare l'economia con una seria politica industriale. In pratica, nell'Italia dove per realizzare la Salerno Reggio Calabria ci mettono 30 anni, dove si sono spesi milioni di euro solo per fare progetti di ponti sullo stretto, siamo sicuri che non spenderemo miliardi di euro, impiegando anni, per 3-4 centrali, producendo solo una percetuale bassa di energia e che poi non saranno veramente sicure? Non è nel costume italico imbrogliare e non rispettare le norme? Se foste uomini liberi non sareste tanto filo-governativi.

 
16/03/2011 - l'infantilismo di sempre? (Fabrizio Terruzzi)

io credo che gli italiani oggi boccerebbero il nucleare se il referendum si tenesse adesso. Libera scelta che sarebbe indiscutibile se fosse fatta in modo consapevole e coerente. In realtà la consapevolezza è questa: "sostituiamo il nucleare con le fonti rinnovabili e otterremo più o meno gli stessi risultati senza correre inutili rischi". Quando poi l'Italia si troverà ancora più indietro di quanto oggi lo sia rispetto alle nazioni più avanzate e si troveranno più poveri e in difficoltà, non diranno "vabbè è stata una nostra scelta" ma scenderanno in piazza contro il "governo ladro", pensando che questo sia il problema e non la loro stoltezza. E' l'infantilismo italiano di sempre: l'incapacità di valutare il problema nella sua interezza bensì solo per quanto fa comodo.

 
16/03/2011 - ma ne vale la pena? (John Colombo)

Premesso che sono stato sempre abbastanza favorevole al nucleare e che comprendo le motivazioni che spingono a difenderlo, quello che mi spaventa è che fatti come quello appena accaduto in Giappone dimostrano come la natura sia davvero imprevedibile e molto potente. Si potranno prevedere tutti gli eventi, ma poi ne salterà fuori uno nuovo che nessuno aveva mai immaginato, neppure lontanamente. Ho come l'impressione che vivere grazie alle centrali nucleari sia un po' come fare una festa in un locale sotto al quale si trova una bomba pronta ad esplodere. Fino a che va tutto bene ci si diverte, ma se quella esplode... ne vale davvero la pena? Non c'è un po' troppa fiducia nell'uomo? Non si stanno sottovalutando un po' troppo gli effetti che un danno nucleare può avere sulla gente?

 
16/03/2011 - Domande (Diego Perna)

Ma è vero che la Germania entro il 2050 produrrà l'80% dell'energia necessaria con tecnologie alternative? Quanto costa allo stato italiano costruire quattro centrali? E quanta energia in percentuale produrrebbero? E poi, chi ha più interesse a costruire fisicamente le centrali, quali sono le aziende e di chi? Sapere queste cose può essere utile a capire se vale la pena distribuire sul ns territorio il rischio del nucleare. Essere sempre schierati con il governo a prescindere, anche se eletto eletto dagli italiani, dal popolo sovrano come si ripete sempre, non si sa mai lo dimentichiamo, non è sempre opportuno e nemmeno ragionevole.Certo se si vuol essere sempre tranquilli è bene stare col più forte, con chi apparentemente lo protegge. Ma siamo sicuri che di fatto non si faccia solo i propri interessi? Buona Giornata