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NUCLEARE/ L'esperto: le radiazioni? Intorno a noi, ma quelle Giapponesi qui non faranno danni

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La centrale di Fukushima (Foto: ANSA)  La centrale di Fukushima (Foto: ANSA)



L'esposizione naturale a cui siamo sottoposti per le radiazioni cosmiche e da quelle che provengono dalla crosta terrestre, porta a una esposizione annuale per ciascuna persona che va da 1 a 4 millisievert all'anno. Questa esposizione è causata dagli elementi radioattivi  naturali contenuti nella crosta terreste, nei cibi, o semplicemente dall'aria che respiriamo. Teniamo conto che l'uranio, che con la sua catena di decadimento è il principale elemento radioattivo naturale,  è un macro costituente della crosta terrestre. Il livello di radioattività naturale cambia di regione in regione. In Italia  il Lazio e la Campania, per via della presenza di elementi costitutivi vulcanici, sono le due regioni a più elevata presenza di radioattività con una dose individuale dell’ordine di 3 e 4 millisevert  all'anno, per esposizione esterna, . All'opposto c'è la Val d'Aosta, con il livello più basso in Italia.
 
E la Lombardia come è messa?
 
Il livello di radioattività naturale in Lombardia può portare ad una esposizione, per irradiazione esterna, dell’ordine di varia 1 - 2 millisievert all'anno.
 
Da dove proviene questa radioattività naturale?
 
Dai componenti della crosta terrestre come dicevamo prima; inoltre deve essere considerata anche la presenza, nell’aria che respiriamo,  di  un gas naturale, il radon (uno dei principali fattori di rischio del radon è legato al fatto che accumulandosi all'interno di abitazioni diventa una delle principali cause di tumore al polmone, ndr). Questo gas fa parte di una catena naturale dell'uranio, si può accumulare negli ambienti, viene emanato dal sottosuolo. Ecco perché da molti anni ed in molti paesi si persegue una politica per attenuare l’esposizione a questa sostanza radioattiva, anche se è di origine naturale. In Italia, ad esempio, la legge prevede forme di tutela per i lavoratori che operano in ambienti sotterranei, più soggetti all’accumulo di radon.

Invece per quanto riguarda l'esposizione alle radiazioni per uso medico?
 
E' un discorso delicato. Al medico curante compete una valutazione sui rischi e sui benefici di applicare o tecniche di diagnosi o cura che comportino l’esposizione e radiazioni. Infatti oggi tale tipo di azioni viene ammesso solo dopo aver valutato attentamente se non si possa intervenire con altre attività. Nel campo diagnostico, ad esempio,  ecografia o la risonanza magnetica potrebbero in certi casi permettere di effettuare diagnosi senza ricorrere all’uso delle radiazioni. Nel caso di tumori, le radiazioni vengono impiegate in quanto possono  uccidere   le cellule tumorali ma possono contemporaneamente danneggiare cellule sane,   e ciò può provocare   nuove forme tumorali: la radioterapia è un arma molto potente ma non priva di rischi. Anche  legge ormai dice che le attività mediche con uso di radiazioni devono essere decise da un medico specialista e le apparecchiature devono essere sottoposte a un stringente controllo di qualità affinché le dosi di radiazione che ne derivano siano il meno possibile elevate. In caso di uso diagnostico della terapia con radiazione, le dosi assorbite dal paziente negli esami più comuni  vanno da qualche centesimo di milllisievert qualche decimo di millisievert, nella terapia tumorale sono centinaia o migliaia di volte quelle che assorbiamo in modo naturale ogni anno.
 
Quello che sta succedendo in Giappone in queste ore, quanto ci deve preoccupare?




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