BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NUBE RADIOATTIVA/ L'Italia, con ansia, l'attende. Arriverà?

Pubblicazione:

Fotolia  Fotolia

LE RASSICURAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE - La pensa allo stesso modo la Protezione civile. «In questi giorni, giustamente, si guarda al Giappone con preoccupazione, per la grande sciagura che lo ha investito. Poi, in Italia, si fa una polemica sul nucleare sì o nucleare no, anche questa una cosa importante. in un Paese libero che s'interroga sul proprio futuro», ha detto il responsabile nazionale della Protezione civile, Franco Gabrielli, a margine di una conferenza stampa nella sede della Regione Marche. «Ma importante – ha aggiunto - è anche sapere se il nostro Paese sia in grado di rispondere adeguatamente alla presenza di una nube radioattiva. Potrebbe arrivare in Italia ed essere pericolosa?». Pare di no: «Al momento, per quelle che sono le informazioni sul circuito internazionale, questa è un'ipotesi largamente non considerata come probabile». 

 

 

VENTI DA EST A OVEST - Se ancora tutto ciò non dovesse bastare, il professor Giuseppe Sgorbati della direzione di Arpa Lombardia, contattato dal IlSussidiario.net, sottolinea un concetto semplice, quanto rassicurante: ovvero, che la grande circolazione atmosferica procede da ovest a est. Infatti, da noi in genere arrivano i venti dall’Atlantico. «In Europa possiamo stare assolutamente tranquilli. Al momento abbiamo una circolazione di aria in alta quota che va dal Giappone verso gli Stati Uniti: già a quel punto la distanza garantisce una enorme diluizione dei contaminanti che dovessero liberarsi dalle centrali». E, se per caso, dell’aria contaminata dovesse proseguire il suo percorso fino all’Europa, «arriverebbe da noi dopo aver fatto il giro del globo con tutto quello che comporta, cioè una ancora maggiore diluizione e conseguente ulteriore  perdita di pericolosità». Questo, specifica il professore, «nel caso di un incidente massivo, paragonabile a quello di Chernobyl. Visto che al momento non ci sono i presupposti per un simile paragone e vista la distanza con il luogo dell’incidente, non c'è da preoccuparsi».

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.