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SCIENZA/ Da Marconi a Rubbia, 150 anni d’Italia sempre al top

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Una riproduzione del primo apparecchio trasmittente con antenna usato da Guglielmo Marconi (Foto Ansa)  Una riproduzione del primo apparecchio trasmittente con antenna usato da Guglielmo Marconi (Foto Ansa)

“L’Italia s’è desta”. Anche quella scientifica. I 150 anni dell’unità nazionale sono occasione per ripercorrere la storia della scienza e della tecnologia nostrane; non tanto con obiettivi celebrativi, ma per cercare, nell’esperienza dei protagonisti, segnali che possano orientare chi oggi è coinvolto nelle sfide, a volte drammatiche, poste dallo sviluppo tecno-scientifico. Semplificando, per facilità comunicativa, possiamo descrivere tre fasi della storia scientifica italiana.

 

La prima, nella seconda parte del XIX secolo, assiste, coerentemente con quanto accade nel resto d’Europa, ai successi che alimentano le radici dei sistemi tecnologici moderni; illuminati da personalità a cavallo tra fisica e ingegneria, come Antonio Pacinotti, Galileo Ferraris, Antonio Meucci e Guglielmo Marconi.

 

Il primo, proprio negli anni in cui si insediava il Regno d’Italia, sperimentava il suo celebre “anello”, che poteva funzionare sia come dinamo che come motore, e poneva una solida base per lo sviluppo dell’elettrotecnica industriale. Al secondo si deve l’invenzione del motore asincrono a campo magnetico rotante, il cui principio ispira ancora buona parte dei motori elettrici che, in varie forme e dimensioni, popolano la nostra vita quotidiana.

 

Più noti sono i due padri delle telecomunicazioni. Meucci, contestato inventore del telefono, si è visto attribuire la priorità della scoperta per un brevetto che non era riuscito a rinnovare; si noti che solo nel giugno 2002 il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto il suo contributo all’invenzione di uno degli strumenti più caratterizzanti delle società moderne.



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