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NUCLEARE/ Ecco perché il no alle centrali non ci rende comunque sicuri

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La centrale di Fukushima (Foto Ansa)  La centrale di Fukushima (Foto Ansa)

La tragedia sismica che ha colpito il Giappone e il devastante effetto domino indotto dallo tsunami con alluvioni, esplosioni, distruzioni e incendi, mostrano drammaticamente come rischi naturali e tecnologici siano, in una società industrialmente avanzata, fatalmente intrecciati.

 

Ciò vale ancor più nel settore energetico che, di una società economicamente sviluppata, è la vera spina dorsale. Ciò che sta avvenendo nella centrale nucleare di Fukushima, già oggi classificabile come il più grave incidente nucleare nella storia dopo Chernobyl, va infatti inserito in un quadro ancora più allarmante se si tiene conto dei disastri che il sisma ha prodotto in altri segmenti strategici della produzione e trasformazione di energia. Abbiamo tutti impresso nella mente le immagini delle esplosioni a catena nei depositi di gas e idrocarburi e il devastante cedimento delle dighe che probabilmente alimentavano anche centrali idroelettriche.

 

Accanto al nucleare, da sempre esposto ad alti fattori di pericolo, anche i combustibili fossili, la fonte oggi primaria di energia, e perfino la più diffusa e apparentemente innocua delle energie rinnovabili, l’acqua, mostrano una vulnerabilità che è stata certamente sottovalutata dai governi e poco o per nulla percepita dall’opinione pubblica.



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COMMENTI
24/03/2011 - interessante (alcide gazzoli)

finalmente un articolo chiaro, interessante, equilibrato. Senza preclusioni ideologiche, credo che molta attenzione vada posta anche sui consumi esagerati di energia della ns società. Sulla necessità inderogabile di un mutamento graduale degli stili di vita: consumare MENO, diversamente. Investire sui concetti di risparmio, sostenibilità, riuso...e quindi modificare gli stili di vita e di consumo del ns popolo. In fondo la prima enegia-risorsa non è quella umana?

 
20/03/2011 - Un "Mix delle Fonti" equilibrato per competere. (Rinaldo Sorgenti)

Interessanti le riflessioni che il Prof. Ballarin Denti ci propone. Non sono però sicuro che vi sia davvero la necessità di ulteriori Direttive Ue per regolare ogni atto della vita di un Paese avanzato come il nostro. Scelte strategiche come lo sono quelle energetiche sono anche soggette a pesanti condizionamenti legati agli interessi specifici di ciascun Paese e la concorrenza tra gli stessi porta a forzature come per es. quelle che abbiamo sentito da alcuni (chi?) di portare la riduzione delle emissioni di CO2 dal 20 al 30% al 2020! Che l'Italia abbia un "Mix delle Fonti" totalmente sbilanciato è indubitabile e causa gravi ripercussioni sia dal punto di vista della sicurezza degli approvvigionamenti che della competitività Paese. Senza quindi attendere nuove direttive Ue, diventa imperativo per l'Italia equilibrare il proprio "Mix" per portarlo in linea con la MEDIA Ue27. Un obiettivo (quadrifoglio)che preveda: - 25% Nucleare - 25% Gas - 25% Carbone - 25% Rinnovabili sembra quanto mai auspicabile ed opportuno. Chi oggi, emotivamente, si lascia condizionare dagli eventi in Giappone (senza attendere di vederne gli esiti concreti) e dice no al Nucleare, dovrebbe coerentemente dire STOP all'importazione di EE che da sempre facciamo dal Nucleare d'Oltralpe (FR-CH-SL), altrimenti è poco credibile e chi si illude che il tutto possa essere risolto con il Solare FV, non sa di cosa parla. Esaminate quanta EE produce il Solare FV in Germania (lo 0,5% assoluto) !

 
18/03/2011 - Grazie! (Daniele Scrignaro)

Finalmente parole non preconcette, ideologiche. Sarebbe utile una serie di articoli che a livello divulgativo spiegassero lo scenario energetico (fonti, approvvigionamenti, costi, tempi di allestimento, impatto uomo-ambiente, sicurezza, politica europea, previsioni delle evoluzioni a medio-lungo termine, ricerche in atto), con numeri che "cantino". Per smitizzare leggende tipo "il nucleare è pulito", "il fotovoltaico è la soluzione".