BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOLOGIA/ Risolto il giallo dei Trilobiti scomparsi: si era inceppata la pompa biologica oceanica

Pubblicazione:

Un trilobita  Un trilobita

Esseri viventi di piccolissime dimensioni, visibili solo al microscopio, popolano gli strati superficiali degli oceani a qualsiasi latitudine viaggiando trasportati dalle correnti. È il fitoplancton, organismi autotrofi che costituiscono la base della catena alimentare degli ecosistemi acquatici. La presenza del fitoplancton è indispensabile per lo sviluppo degli ecosistemi marini infatti la loro scomparsa può influire in modo determinante sulla vita nel mare mettendo a serio rischio le risorse ittiche.

 

 

Il fitoplancton gioca un ruolo chiave nella regolazione dei cicli biogeochimici essendo tra gli attori principali dell’interazioni tra oceano e atmosfera. Da stime quantitative, esso risulta produrre buona parte dell’ossigeno che respiriamo. Attraverso la fotosintesi, gli organismi fitoplanctonici  provvedono all’assimilazione di CO2 nella zona con un buon livello di luce solare (eufotica) e ne consentono il sequestro (il trasporto e l’immagazzinamento) nelle profondità oceaniche permettendo così agli oceani di costituire un serbatoio naturale per questo gas: è il concetto di “pompa biologica”. Solo una parte del carbonio utilizzato dalla pompa biologica nello strato oceanico superficiale arriva però allo strato profondo e al sedimento dove può rimane intrappolato anche per secoli, mentre una grossa parte viene riciclata dai batteri e restituita all’atmosfera.

 

 

Variazioni nel ciclo biogeochimico del carbonio e della produttività primaria (produzione di biomassa mediante fotosintesi da parte del fitoplancton) sono in grado di alterare in maniera significativa il tenore atmosferico di CO2 e quindi avere un impatto sul clima globale.

Periodi caratterizzati da grandi esplosioni fitoplanctoniche nelle acque superficiali, magari associate a favorevoli condizioni climatiche, hanno limitato la diffusione di ossigeno disciolto nelle acque profonde impedendo lo sviluppo della vita nei fondali. Tali condizioni anossiche e/o disossiche (assenza o carenza di ossigeno) sono identificabili nei sedimenti marini come accumuli di materia organica in cui sono assenti o estremamente ridotti gli organismi che vivono sul fondale.



  PAG. SUCC. >