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GEOLOGIA/ Risolto il giallo dei Trilobiti scomparsi: si era inceppata la pompa biologica oceanica

Nel meccanismo della "pompa biologica" del fitoplancton c'è il segreto della CO2 in fondo al mare. E, come ci racconta LUCILLA CAPOTONDI, anche la chiave del "giallo" dei trilobiti scomparsi

Un trilobita Un trilobita

Esseri viventi di piccolissime dimensioni, visibili solo al microscopio, popolano gli strati superficiali degli oceani a qualsiasi latitudine viaggiando trasportati dalle correnti. È il fitoplancton, organismi autotrofi che costituiscono la base della catena alimentare degli ecosistemi acquatici. La presenza del fitoplancton è indispensabile per lo sviluppo degli ecosistemi marini infatti la loro scomparsa può influire in modo determinante sulla vita nel mare mettendo a serio rischio le risorse ittiche.

Il fitoplancton gioca un ruolo chiave nella regolazione dei cicli biogeochimici essendo tra gli attori principali dell’interazioni tra oceano e atmosfera. Da stime quantitative, esso risulta produrre buona parte dell’ossigeno che respiriamo. Attraverso la fotosintesi, gli organismi fitoplanctonici  provvedono all’assimilazione di CO2 nella zona con un buon livello di luce solare (eufotica) e ne consentono il sequestro (il trasporto e l’immagazzinamento) nelle profondità oceaniche permettendo così agli oceani di costituire un serbatoio naturale per questo gas: è il concetto di “pompa biologica”. Solo una parte del carbonio utilizzato dalla pompa biologica nello strato oceanico superficiale arriva però allo strato profondo e al sedimento dove può rimane intrappolato anche per secoli, mentre una grossa parte viene riciclata dai batteri e restituita all’atmosfera.

Variazioni nel ciclo biogeochimico del carbonio e della produttività primaria (produzione di biomassa mediante fotosintesi da parte del fitoplancton) sono in grado di alterare in maniera significativa il tenore atmosferico di CO2 e quindi avere un impatto sul clima globale.

Periodi caratterizzati da grandi esplosioni fitoplanctoniche nelle acque superficiali, magari associate a favorevoli condizioni climatiche, hanno limitato la diffusione di ossigeno disciolto nelle acque profonde impedendo lo sviluppo della vita nei fondali. Tali condizioni anossiche e/o disossiche (assenza o carenza di ossigeno) sono identificabili nei sedimenti marini come accumuli di materia organica in cui sono assenti o estremamente ridotti gli organismi che vivono sul fondale.