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SPAZIO/ In viaggio con Pamela alla ricerca delle radiazioni cosmiche

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Un'immagine di una Supernova (Foto Ansa)  Un'immagine di una Supernova (Foto Ansa)

I raggi cosmici sono noti oramai da più di cento anni, eppure ancora oggi fatichiamo ad apprendere appieno dove si originano. I risultati che sta ottenendo un esperimento chiamato Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics), un’impresa scientifica internazionale a larga partecipazione italiana, coordinata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ci aiutano a gettare nuova luce sull’argomento.

 

A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, tra le incredibili serie di scoperte compiute in quegli anni, ci fu quella della radioattività. In maniera altrettanto incredibile ci si accorse che i rivelatori mostravano segnali anche quando completamente schermati dalle sorgenti di radioattività note.

 

Questo significa che esiste una radiazione, diffusa ovunque, di un’origine che era allora ignota. Ci vollero pochi anni per capire, grazie ai lavori dell’italiano Domenico Pacini e dell’austriaco Victor Hess (che vinse il premio Nobel nel 1936 per questo), che in effetti questa radiazione non proveniva affatto dalla Terra, ma dallo spazio.

 

Da qui il nome di raggi cosmici. Il metodo utilizzato per accorgersene fu semplice quanto ingegnoso: collocando i rivelatori a bordo di un pallone aerostatico risultò che più si aumentava la quota più aumentava il flusso di questa radiazione. Un chiaro indizio dell’origine extra-terrestre.



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