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SPAZIO/ In viaggio con Pamela alla ricerca delle radiazioni cosmiche

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Un'immagine di una Supernova (Foto Ansa)  Un'immagine di una Supernova (Foto Ansa)

Se abbiamo capito che l’origine dei raggi cosmici è esterna alla Terra, non significa però che abbiamo identificato il meccanismo che accelera le particelle a queste energie. L’ipotesi attualmente più accreditata è che siano le onde d’urto delle esplosioni di supernova, ovvero i violenti eventi che pongono fine alla vita delle stelle più massicce, all’interno del mezzo interstellare a causare l’accelerazione delle particelle. Nel corso degli anni sono stati sviluppati dettagliati modelli del processo, che sono stati messi a confronto con i risultati di Pamela in un articolo pubblicato all’inizio di marzo su Science.

 

I risultati indicano innanzitutto che lo spettro dei protoni, pur essendo molto simile a quello dell’elio, non è identico. Inoltre, anche la forma dei singoli spettri non è esattamente quella che ci si aspettava, ma presenta delle strutture su un livello di dettaglio che prima non era osservabile. Entrambi questi fatti non sono previsti dal modello delle onde d’urto di supernova e sembrano indicare la presenza di altri meccanismi, in particolare di un meccanismo diverso di accelerazione per i protoni da quello per i nuclei di elio.

 

I protoni potrebbero essere accelerati nell’esplosione di supernove più piccole - in cui l’atmosfera stellare è ricca per lo più di protoni - e i nuclei di elio in stelle più grandi, in cui l’atmosfera stellare è più ricca di elio, e queste differenti condizioni potrebbero produrre le diverse dipendenze dei loro flussi dall’energia osservate da Pamela. Ci sono anche spiegazioni più esotiche, che coinvolgono la materia oscura, uno dei misteri più grandi della fisica attuale. Di sicuro, questi risultati costringono a rivedere l’idea che ci si era fatta. Ma rimane, immutato, e forse ingigantito, il desiderio di conoscere questi fenomeni e di capire un poco di più come è fatto l’universo.



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