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SONDAGGI/ Scienza cattiva e applicazioni buone? Sembra che gli italiani la pensino così

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Andando più nel dettaglio dell’analisi, emergono peraltro giudizi critici su singoli aspetti. Ma il dato generale resta quello indicato, con tutta la sua carica di problematicità: sembrerebbe più logico avere una valutazione positiva verso la scienza in generale, come impresa conoscitiva umana mossa dal genuino desiderio di verità, e poi magari avanzare preoccupazioni e critiche sulle sue applicazioni pratiche. Invece il percorso concettuale degli intervistati sembra andare nella direzione opposta.

È piuttosto difficile interpretare un dato del genere. Anche se verrebbe da considerarlo indicativo di una persistente, e forse crescente, confusione su cosa sia conoscenza, sulla diversità di piani nei giudizi espressi, sulla complessità dell’interazione dell’uomo con la realtà. In tutto ciò incide anche l’avanzare di un pensiero debole e superficiale, che stenta a riconoscere il valore dell’attività conoscitiva e lascia ampio margine a un diffuso pragmatismo, interessato solo al funzionamento delle cose e ai risultati immediati. Le indagini dei prossimi anni potranno forse far luce sulle reali tendenze in proposito e sulle loro radici; tuttavia vale la pena avviare da subito una riflessione sui temi qui appena accennati.

Nel frattempo, non si possono non evidenziare almeno altri due dati significativi emersi dal sondaggio.

Il primo presenta anch’esso una faccia bivalente. Aumentano infatti coloro che ritengono che “solo la scienza può dirci la verità sull’uomo e sul suo posto nella natura”: sono in grande maggioranza e sono passati nell’ultimo anno dal 59% al 64,5%. D’altra parte è scesa la percentuale di chi vede nella religione un limite alla libertà degli scienziati: erano il 59,3% una anno fa e ora sono il 55,5%. Si tratta ancora di una percentuale alta, vittima di un luogo comune che non corrisponde alla realtà dell’esperienza scientifica vissuta. Potrebbe però indicare un’inversione di tendenza e segnalare quella ritrovata apertura alla dimensione dei significati della quale la scienza stessa ha bisogno per affrontare le molteplici sfide che la provocano.



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