Scienze
mercoledì 30 marzo 2011
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In Italia se ne parla solo in occasione di qualche intervista al premio Nobel Carlo Rubbia - come è accaduto ancora lunedì - ma il tema del torio come possibile alternativa all’uranio per le centrali nucleari del futuro non è così alieno nel dibattito internazionale. Che ormai è più di un dibattito. È di due mesi fa l’annuncio della Accademia Cinese delle Scienze (CAS) dell’avvio di un ampio programma di ricerca e sviluppo sulla tecnologia MSR (Molten-Salt Reactor) per reattori al torio.
Ancora più attiva in questa direzione è l’India, che nel 2009 ha ribadito la scelta strategica di ricorrere al torio per i progetti di reattori autofertilizzanti; ma si tratta di una strategia elaborata già negli anni Cinquanta dal fisico Homi Bhabha. Nel centro di ricerche atomiche BARC di Mumbai, che porta il suo nome, studi e progetti sull’uso del torio procedono speditamente; come pure presso l’IGCAR (Indira Gandhi Centre for Atomic Research) a Kalpakkam, dove si stanno esplorando tutte le possibilità di impiego di questo materiale come combustibile nucleare. C’è da dire che l’India ha riserve di torio stimate in 319.000 tonnellate, corrispondenti a circa il 12% del totale mondiale: in questa classifica è preceduta solo da Australia (19%), Usa (15%) e Turchia (13%).
Gli Stati Uniti non si sono ancora mossi ufficialmente ma stanno crescendo le iniziative di realtà non-profit come la Thorium Energy Alliance, che terrà il suo terzo congresso annuale il prossimo maggio a Washington; o la IThEO (International Thorium Energy Organization), che lo scorso anno ha applaudito all’annuncio di Bill Gates di investire nello sviluppo della tecnologia Traveling-Wave Reactor che, secondo i tecnici di IThEO potrebbe essere utilizzata anche per i futuri reattori al torio.
In Europa c’è il gruppo norvegese Aker Solutions che ha acquistato il brevetto di Rubbia per un reattore sub-critico innescato da un acceleratore e sta lavorando a un progetto per un insediamento in UK; si pensa alla possibilità di arrivare a una rete di reattori di media taglia, da 600 MW e dal costo di circa due miliardi di sterline ciascuno. Tuttavia gli inglesi sono piuttosto freddi verso questa ipotesi.
Ma cos’è il torio e perché è così interessante?
brevetto italiano comprato da società estere.
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