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ENERGIA/ Il riscaldamento che fa risparmiare e respirare meglio un’intera città

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Una centrale di teleriscaldamento di Milano (Foto Imagoeconomica)  Una centrale di teleriscaldamento di Milano (Foto Imagoeconomica)

A partire da questa varietà di fonti, che cooperano per produrre calore in modo efficiente e con un livello di risparmio energetico il più alto possibile, il calore viene poi immesso nelle reti di trasporto e distribuzione fino a raggiungere lo scambiatore di calore che lo trasferisce al singolo edificio. Da notare che così i cittadini possono fruire del vettore calore in entrambe le sue accezioni energetiche: sia del caldo che del freddo (e per una metropoli mediterranea il problema del raffrescamento sta diventando più serio di quello del riscaldamento).

 

Il primo traguardo del piano di sviluppo del teleriscaldamento milanese è fissato al 2015 e prevede un rapido incremento della rete rispetto ai 40 km posati al 2006. Dal punto di vista dell’utenza, si dovrebbe avere il passaggio dai 130.000 abitanti equivalenti (espressione un po’ impersonale ma più adatta, nel caso di una grande città, rispetto al termine residenti) già serviti nel 2006 ai circa 500.000 raggiunti dal teleriscaldamento.

 

Interessanti, anche in riferimento al dibattito attuale sulla qualità dell’aria nella capitale lombarda, sono le stime dell’incidenza del teleriscaldamento sull’emissione di inquinanti atmosferici: a regime verrebbero evitate le emissioni annue di 268 tonnellate di ossidi di azoto (NOx), di 163.384 tonnellate di anidride carbonica (CO2), di 23 tonnellate di polveri sottili (PM10) e di 409 tonnellate di biossido di zolfo (SO2).



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