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ENERGIA/ Il riscaldamento che fa risparmiare e respirare meglio un’intera città

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Una centrale di teleriscaldamento di Milano (Foto Imagoeconomica)  Una centrale di teleriscaldamento di Milano (Foto Imagoeconomica)
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L’altro livello di integrazione che il teleriscaldamento può utilizzare efficacemente è quello con il ciclo idrico integrato. Anche qui il piano di Milano, come ha fatto osservare Rossetti, presenta grandi potenzialità ed elementi innovativi. A partire dai primi stadi della filiera del ciclo idrico, cioè la captazione e la potabilizzazione, dove possiamo utilizzare la quantità di calore contenuta in questi enormi flussi di acqua attraverso sistemi di scambio termico utile per attivare pompe di calore che si interfacciano con le reti del teleriscaldamento.

 

Proseguendo negli altri step del ciclo idrico, si può ottenere calore (e ci sono sperimentazioni avanzate in Finlandia e Norvegia) dall’acqua delle reti fognarie per rifornire pompe di calore acqua-acqua con performance elevate. Infine, dalle ultime fasi del ciclo, quelle della depurazione, si può recuperare calore utilizzabile sempre mediante pompe di calore, ma anche dal biogas e dai fanghi prodotti dai depuratori e inseriti nella cogenerazione. In termini quantitativi, tutto ciò può significare (a regime, forse un po’ più in là del 2015) un risparmio di energia primaria di 48.000 Tep (tonnellate equivalenti petrolio) annui e una riduzione delle emissioni di CO2 di 150.000 tonnellate annue.

 

Con questi numeri, ci sono tutte le premesse perché Milano arrivi ad affiancare la svedese Göteborg al top europeo nell’adozione del teleriscaldamento e possa entrare nel club delle città sostenibili.



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