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Scienze

MEDICINA/ Contro la “taglia XXL”, per evitare quell'alleanza di obesità e diabete

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Sul lato chirurgico, si stanno mettendo a punto interventi della cosiddetta chirurgia bariatrica (dal greco baros, peso e iatros, medico) che rappresenta una valida cura dell’obesità grave (con BMI superiore ai 40 kg/m2) e in determinate condizioni produce effetti positivi anche sul diabete. Questa chirurgia è raccomandata nelle persone adulte con diabete tipo 2 e obesità grave, con indice di massa corporea superiore o uguale a 35. Un documento diffuso recentemente dall’International Diabetes Federation ribadisce che la chirurgia bariatrica dovrebbe essere considerata nel trattamento del diabete di tipo 2 in pazienti obesi che non rispondono alla metformina, al fine di limitare le gravi complicanze che possono derivare dalla malattia.
C’è da notare che la AMD è molto attiva e che la situazione italiana è particolarmente favorevole quanto a livelli di cure e di iniziative. Nel 2009 l’associazione ha avviato il Progetto SUBITO! con l’intento di modificare la gestione della malattia diabetica in Italia e i primi risultati di un’indagine ad hoc saranno pubblicati e presentati al convegno di Rossano. Alcuni dati anticipati dal Presidente della AMD Carlo Giorda, mostrano che quanto prima si interviene e quanto più rapidamente si riportano i valori della glicemia alla normalità, tanto più si riducono le temibili complicanze del diabete: ad esempio, se si curasse in modo rigoroso la malattia almeno cinque anni prima di quanto mediamente avvenga, si potrebbero ridurre le complicanze cardiovascolari di oltre il 40%.
L’indagine è partita da un campione di 1.000 persone assistite in 126 servizi di diabetologia e ha misurato il valore dell’emoglobina glicata (HbA1c) - il parametro utile a valutare se la malattia è tenuta sotto controllo o meno - al momento della prima visita: ben 699 persone avevano un valore di HbA1c superiore al 7%, cioè in area “fuori controllo”; sottoposte poi a un trattamento intensivo con dieta, attività fisica e farmaci, alla visita di controllo dopo sei mesi, 436 (il 62,3%) erano rientrate nella norma, con valori inferiori al 7%” e con riduzioni in media quasi 3 punti, un dato tra i più elevati a livello internazionale e che equivale, in pratica, ad aver ridotto del 60% il rischio di complicanze della malattia.

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