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FISICA/ Al Fermilab è davvero stata scoperta una nuova particella?

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Una veduta aerea dell'acceleratore Tevatron (Foto Ansa)  Una veduta aerea dell'acceleratore Tevatron (Foto Ansa)

Prima di tutto, in fisica una discrepanza di queste dimensioni viene definita evidenza e, seppure interessante, potrebbe essere causata da una fluttuazione statistica; ciò significa che, studiando più dati, è possibile che la discrepanza sparisca. Secondo, il risultato descrive una discrepanza fra i dati e il comportamento che ci aspetteremmo se gli unici fenomeni fisici presenti in natura fossero quelli già noti. Ma, anche se la conoscenza di questi processi fosse perfetta da un punto di vista teorico (che non è), nel momento in cui traduciamo la teoria in quello che dovremmo vedere come risultato dell’esperimento introduciamo approssimazioni, che potrebbero essere la sorgente della discrepanza che osserviamo.

Per questo, prima di affermare che al FermiLab è stata scoperta una nuova particella, è necessario che l’analisi venga ripetuta con tutti i dati che abbiamo a disposizione (sono circa il doppio), per controllare se la discrepanza è ancora presente ed escludere una fluttuazione statistica. Inoltre, è necessario che anche l’altro esperimento al Tevatron, chiamato D0, osservi lo stesso fenomeno, per poter essere sicuri che sia reale. Ma anche se D0 confermasse la discrepanza, non sarebbe in grado di chiarirne la natura. Il modo in cui i processi noti vengono descritti in D0 è molto simile a quello che viene usato in Cdf, quindi difficilmente potrebbe svelare l’origine della discrepanza: un problema di approssimazione dei processi noti o la scoperta di un nuovo fenomeno fisico.

Di fronte a questa incertezza, ho visto svilupparsi fra i colleghi diverse posizioni: alcuni sono entusiasti e credono che il risultato veramente indichi la presenza di una nuova particella; altri sono scettici e hanno già deciso che il risultato non è credibile e non dice niente di nuovo; altri sono più moderati. Alla sorgente di questa divergenza di posizioni sta la natura stessa del lavoro di ricerca: lo studio di fenomeni fondamentali, a partire dai loro effetti visibili, dai segni. E il modo in cui questi segni vengono interpretati implica anche la nostra libertà.

Si può cercare di fare dire ai segni più di ciò che essi dicono, o li si possono ignorare, perché si ha già un’idea preconcetta. Oppure si può cercare di seguire i segni, affascinanti inviti a studiare più a fondo il pezzo di realtà che si ha davanti. Seguendo questi segni arriveremo certamente a scoprire qualcosa: probabilmente solo una imperfezione dei nostri modelli, o magari proprio una nuova particella, evidenza di nuove forze o di un nuovo orizzonte nella fisica che inizia a svelarsi ai nostri occhi.



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