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SCOPERTE/ Dopo 120 milioni di anni si “rifà vivo” il dinosauro tunisino

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Il team di ricercatori al lavoro allo scavo in Tunisia  Il team di ricercatori al lavoro allo scavo in Tunisia
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Nello stesso giacimento sono state rinvenute numerose ossa e centinaia di denti di coccodrillo. Questi fossili, assieme allo studio dettagliato delle rocce che li hanno preservati, hanno permesso di stabilire che circa 120 milioni di anni fa la regione di Tataouine fosse attraversata da un ampio sistemi di fiumi che sfociavano in un basso mare attraverso grandi estuari. In questo ambiente vivevano diverse specie di coccodrilli, pesci, squali, rettili volanti e, ora lo possiamo affermare con certezza, anche grandi dinosauri erbivori. Da una prima stima è possibile ritenere che il dinosauro rinvenuto raggiungesse i 15 metri di lunghezza e che fosse imparentato con i grandi dinosauri sauropodi, i più grandi animali che abbiano mai camminato sul pianeta.

Questo ritrovamento permette di capire meglio l’evoluzione nel tempo dell’Africa settentrionale e delle sue faune a grandi vertebrati. I dati raccolti saranno confrontati non solo con i fossili europei, che rappresentano i loro “vicini” virtuali, ma anche con i fossili rinvenuti nell’Africa centrale, in particolare nel Niger, e inoltre Brasile e Argentina.

Una nuova missione sul terreno è in fase di studio per il prossimo autunno. Il timore comune è che le condizioni climatiche estreme della regione e atti vandalici sul sito possano danneggiare quanto ancora è rimasto da scavare.

È doveroso un grazie a tutte le persone che hanno partecipato al duro lavoro di preparazione delle missioni e dello scavo (nonostante il caldo e le tempeste di sabbia).

Il gruppo che ha operato il ritrovamento era composto da: Federico Fanti, Michela Contessi, Frederico Scarelli, Aldo Bacchetta, Pino Rivalta, Giovanni Gabbianelli, Luigi Cantelli (Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali, I.G.R.G. [Integrated Geoscience Research Group], Museo Geologico Giovanni Capellini, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Mohsem Hassine e Habib Aljane (Office Nationales des Mines, Tunisi).



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