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SPAZIO/ Una DAMA (DArk MAtter) italiana in orbita con l’ultimo Shuttle

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Lo shuttle Ende  Lo shuttle Ende

Più che uno strumento, AMS è un laboratorio spaziale, la cui realizzazione ha richiesto lo sviluppo di nuove tecnologie molte delle quali realizzate dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare): presso i Dipartimenti di Fisica delle Università di Bologna, Perugia, Pisa, Milano Bicocca e Roma “La Sapienza” sono stati infatti progettati e realizzati alcuni tra i principali sistemi di identificazione dei raggi cosmici come il Time of Flight, tracciatore al silicio, lo Star Tracker, il misuratore di precisione della velocità delle particelle RICH e il calorimetro elettromagnetico. Complessivamente, si può dire che un quarto del laboratorio parli italiano.

Ma c’è di più. A bordo dell'Endeavour ci sarà posto anche per gli esperimenti di DAMA (DArk MAtter), una dozzina di apparati sperimentali sviluppati da altrettanti team scientifici e industriali nazionali. In una rapida rassegna possiamo citare: APE (Astronaut Personal Eye), in vista della realizzazione di un micro veicolo spaziale utilizzabile all’interno e all’esterno di veicoli orbitanti,  per il supporto alle attività umane anche extraveicolari; FOAM, un esperimento basato su un innovativo processo di realizzazione di materiale composito a base polimerica; IENOS, una serie di “nasi elettronici”, cioè sensori chimici, in grado di monitorare la qualità dell’aria sulla ISS; VIABLE ISS, per il monitoraggio dei vari generi di biocontaminazione da batteri e funghi presenti sulla Stazione Spaziale; NIGHT VISION, un esperimento per verificare la capacità di alcuni composti naturali della famiglia delle xantofile di sostenere la radiazione cosmica, in modo da programmarne poi l’introduzione nella dieta degli astronauti.

Ci sono poi sette esperimenti diversi del programma BIOKIS, nel campo della biologia cellulare e della radioprotezione, alloggiati in due container: BioS-PORE, per lo studio delle spore in ambienti estremi; Photo-Evolution, per esplorare la possibilità di produrre ossigeno in modo naturale in missioni di esplorazione umana dello spazio; HiDOSE, per il monitoraggio della radiazione cosmica primaria; TARDIKISS, che utilizza speciali organismi multicellulari in grado di colonizzare gli ambienti più inospitali della Terra (i Tardigradi) per studiare le capacità di  sopravvivere in condizioni di stress estremo; 3DISS, che misurerà la dose di radiazioni assorbita durante una missione spaziale di breve durata e valuterà il danno genetico sofferto dal soggetto; nDOSE, per lo sviluppo di nuove applicazioni come dosimetri a neutroni utilizzabili in viaggi intercontinentali o da popolazioni che vivono in alta quota; infine la curiosa Arabidops-ISS, che verificherà le alterazioni della fisiologia dei vegetali in ambiente spaziale, indagherà sul ruolo del citoscheletro nel percepire l’effetto gravitazionale e sul ruolo dei geni responsabili dei cambiamenti metabolici.



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