BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NEUROSCIENZE/ Rizzolatti: non è “normale” essere narcisista; l’uomo è relazione

Pubblicazione:

Resa del cervello umano di Nicolas P. Rougier  Resa del cervello umano di Nicolas P. Rougier

Non si può vedere una semplicistica direzione chiara delle ricerche, in quanto assolutamente innovative. Abbiamo avuto dei lavori di anatomia molto raffinata anche a livello microcellulare, in cui la sterminata complessità quantitativa lascia impensieriti gli stessi autori che riconoscono di avere una ridondanza di informazioni e ancora scarsità di interpretazione. Ci sono correlazioni riscontrabili tra la creatività e le sinestesie e mi pare interessante il concetto per cui l’immaginazione potrebbe essere concepita come il primo passo per la creatività, ovvero il fatto che da una prima imitazione interiore, ulteriormente modificata, possa prendere spunto a un atto creativo attraverso l’immaginazione mentale.

Nel suo intervento lei non ha parlato di emozioni ma piuttosto di “empatia” ….


Sì, è un termine più vasto implicante non solo i sentimenti ma anche un senso di immedesimazione verso ciò che fanno gli altri quando si muovono o agiscono; non solo quindi legato alle intenzioni ma nel riflesso interiore dei comportamenti oggettivi altrui. Esiste addirittura una direzione di ricerca che teorizza un quadro unico dei deficit di empatia che si articolerebbe poi in numerose sfaccettature: in tale contesto si potrebbero comprendere dai border-line al narcisismo, in cui questo difetto di empatia si caratterizza come un eccesso dell’io, fino agli autistici in cui la mancanza di empatia porterebbe ad escludere anche se stessi. Il concetto di empatia potrebbe comprendere molti più aspetti di quello che normalmente intendiamo come un semplice sentimento.

Le attuali ricerche delle neuroscienze sembrano poter mettere in luce una sorta di nuova geografia anatomica dei fenomeni, finora considerati nella loro emergenza relazionale.


Credo che il termine migliore sia quello di “naturalization” coniato da Jean Pierre Changeux, cioè la naturalizzazione della filosofia o delle scienze morali, laddove non se ne nega il valore ma si tenta di trovare una base naturale per comprenderne meglio la ragion d’essere: il che arricchisce la spiegazione, non la toglie. Se noi capiamo che l’empatia ha una base neuronale non ne diminuiamo il valore ma ne scopriamo il fondamento naturale. Ho spesso ricordato come le dinamiche dell’empatia dimostrano come siamo costituiti per essere in rapporto e in partecipazione con gli altri; purtroppo la nostra società porta piuttosto a un taglio di tale apertura costitutiva, riportando le persone ad atteggiamenti individualistici.

Dati questi presupposti, quale può essere lo spazio e il valore dell’esperienza educativa, collocandosi tra un “substrato naturale” e una dimensione esperienziale?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >