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PREMI/ Templeton: un milione di sterline a Rees, il teorico che guarda ai fatti

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Martin Rees, vincitore del premio Templeton (Ansa)  Martin Rees, vincitore del premio Templeton (Ansa)
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Anzi, ha espressamente criticato la posizione conflittuale di Dawkins e degli altri “atei professionisti” nei dibattiti su scienza e religione. E ha preso le distanze anche da Hawking e dalle sue dichiarazioni sulla non necessità di ipotizzare un Dio creatore: Rees conosce bene Hawking per sapere che “ha letto poco filosofia e meno ancora teologia” e perciò ritiene che le sue opinioni in proposito non debbano essere considerate più di tanto. Personalmente non è disposto a pronunciarsi su questi temi e ritiene avventati gli scienziati che lo fanno.

La sua carriera era iniziata proprio insieme a Hawking, quando i due erano giovani promesse della fisica inglese, alla scuola del grande cosmologo Dennis Sciama. Rees è stato uno dei primi a lavorare sulla teoria del Big Bang, che negli anni sessanta si è imposta sull’idea di uno stato stazionario dell’universo. Da allora ha affrontato tutti i punti cruciali della cosmologia e da queste profondità arriva a dialogare con i filosofi. Come ha affermato nel discorso di accettazione del Premio: “Ci sono prospettive speciali che cosmologi possono offrire alla filosofia? Penso sì. In primo luogo, le loro scoperte rivelano l'interconnessione dei processi cosmici. Non solo gli esseri umani condividono una comune origine con l'intera rete della vita sulla Terra, ma tutti gli esseri viventi dipendono dalle stelle: la vita è attivata dal calore e dalla luce del sole e noi siamo fatti di atomi, che sono stati forgiati da idrogeno incontaminato, in lontane stelle molto tempo fa. Per capire noi stessi, dobbiamo capire gli atomi di cui siamo fatti e la intricata complessità con cui si combinano nel DNA, nelle proteine e nelle cellule. Ma dobbiamo anche capire le stelle in cui si sono forgiati tali atomi”.

Rees è sempre stato attratto dalle grandi domande ed è questo che gli ha meritato il Templeton Prize che è impostato proprio sulle Big Questions. “Le grandi domande sono al centro dell'agenda della Fondazione Templeton. Nessuna è più grande di quelle poste dalla cosmologia. Quanto è grande la realtà fisica? Qual è il ruolo della vita nel cosmo? Come ha fatto il nostro cosmo complesso a emergere dando origine a esseri coscienti in grado di riflettere la meraviglia e il mistero della loro esistenza? Sono un privilegiato per aver trascorso gran parte della mia vita impegnandomi con questi problemi”.



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