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SPAZIO/ Hubble va in pensione e la Nasa prepara un "veliero" cosmico

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Una rappresentazione artistica del James Webb Space Telescope (Credit: Nasa)  Una rappresentazione artistica del James Webb Space Telescope (Credit: Nasa)

In principio fu l’osservazione a occhio nudo. In un imprecisato punto dell’Africa sub-sahariana, dominato dallo spettacolo della volta celeste, il primo uomo alzò lo sguardo verso il cielo e le stelle con l’istintiva speranza di trovare in quell’immenso e imponente spettacolo una spiegazione per la propria esistenza e per l’esistenza del mondo. Iniziò una traiettoria di conoscenza dei mondi lontani che tuttora - grazie a uno sviluppo tecnologico che ha avuto in Galileo la discontinuità tecnologica più rilevante - non cessa di regalare nuove e meravigliose scoperte all’uomo moderno, offrendogli una sorprendente possibilità di legame fra sé e i confini del cosmo.

L’astronomia è la scienza più antica e negli ultimi cento anni ha visto uno sviluppo eccezionale, differenziandosi in più specializzazioni sulla base dalle diverse bande dello spettro elettromagnetico che si vanno a scandagliare: così, a fianco della tradizionale astronomia ottica, sono nate la radioastronomia, l’astronomia a raggi X e a raggi gamma e l’astronomia a infrarossi. Ogni nuova “astronomia” è nata grazie all’adozione di tecnologie caratteristiche. I progressi tecnologici hanno consentito osservazioni a profondità e capacità di precisione sbalorditive, dapprima rendendo più potenti gli strumenti che sulla superficie terrestre raccolgono i deboli segnali che ci arrivano dalle profondità del cosmo, in seguito, negli ultimi due decenni del ventesimo secolo, portando gli strumenti al di là dell’atmosfera, migliorando così le osservazioni in modo eccezionale.

In questa corsa tecnologica al cielo, una tappa fondamentale è stata il lancio dello Hubble Space Telescope (Hst) all’inizio degli anni ’90: il suo telescopio, di non grandi dimensioni - 2,7 metri di diametro -, che vive sospeso a 600 km di altezza sopra le nostre teste compiendo un giro intorno al globo ogni 90 minuti, è lo strumento che ha cambiato per sempre la nostra immagine del cosmo, andando a rivelare dettagli insospettabili in oggetti lontani anche miliardi di anni luce.

Nonostante alla Nasa ci pensassero da più di 40 anni, Hst era garantito per lavorare alcuni anni: ormai lo strumento, anche dopo una serie di interventi in orbita da parte di astronauti della Nasa, è prossimo a tagliare il traguardo dei 20 anni di operatività, e non pochi altri anni potrebbe restare lassù a proseguire il suo straordinario lavoro. Ma, secondo una dinamica intrinseca all’incedere della conoscenza scientifica, anche Hst verrà pensionato e il suo posto verrà preso, non prima del 2014, da uno strumento nuovo, più grande e potente: il James Webb Telescope (Jwst).



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