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SPAZIO/ Hubble va in pensione e la Nasa prepara un "veliero" cosmico

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Una rappresentazione artistica del James Webb Space Telescope (Credit: Nasa)  Una rappresentazione artistica del James Webb Space Telescope (Credit: Nasa)

Le sue caratteristiche sono differenti da Hst: innanzitutto le osservazioni che condurrà si situano tutte nel range dell’infrarosso, un tipo di radiazione non rilevabile dall’occhio umano, ma che accompagna l’esistenza stessa dei corpi, in quanto prodotto della temperatura; in secondo luogo, la posizione che andrà a occupare è differente: Jwst si situerà a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, in un punto di stabilità rispetto all’attrazione gravitazionale del Sole, della Terra e della Luna chiamato punto Lagrangiano L2; infine, il telescopio Jwst è molto più grande: un grande specchio di diametro pari a 6,7 metri costituito da una serie di esagoni convoglierà la luce raccolta in uno specchio secondario e da qui agli strumenti di rilevazione.

Gli strumenti di Jwst sono quattro e di essi due sono evoluzione diretta di strumenti già presenti su Hst. Jwst deve sottostare a condizioni estreme, soprattutto dal punto di vista termico: pur trovandosi in un ambiente a circa 3 K - cioè 3 gradi sopra lo zero assoluto, a -271 gradi Celsius -, non ha difese rispetto alla radiazione solare, che genererebbe un vero e proprio shock termico sulle superfici che va a colpire in spazio aperto, oltre ovviamente a disturbare le osservazioni con la sua ingombrante presenza nel cielo osservato. Si avrebbe perciò una parte dello strumento, quella verso il Sole, a una temperatura molto più alta rispetto alla parte in ombra. Senza copertura, questa situazione genererebbe delle problematiche tecnologiche insormontabili dal punto di vista del corretto funzionamento dello strumento.

Ecco allora che gli ingegneri e i fisici della Nasa hanno pensato di adottare una soluzione “classica”, ma allo stesso tempo innovativa. Per riparare i rivelatori dal carico termico dovuto alla radiazione solare si usa generalmente una serie di schermi - per esempio, il satellite Planck ne ha tre - che disperdono il calore accumulato, proteggono dalle radiazioni e stabilizzano il comportamento dello strumento.



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